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-------- Domanda inviata da :Nives--------
D: Salve, sono una studentessa universitaria che frequenta la facoltà di chimica e tecnologie farmaceutiche. Premetto che sono sempre stata una studentessa modello , mi sono diplomata con il massimo dei voti e mi piace la facoltà che ho scelto. Per me studiare è sempre stato gratificante e mi piaceva. Ma da quando frequento l'università sono depressa e frustrata non riesco a supere il 25 e vedendo gli altri miei compagni di corso che prendono 30 e lode con facilità mi sento triste con la voglia di mollare tutto e andare a lavorare. Non so dove sbaglio, so solo che ho diminuito la mia vita sociale per lo studio. Aspetto con ansia una vostra risposta . Nives
R: Cara Nives, studiare è molto faticoso, soprattutto all'università. Non credo che prendere 30 e lode sia così facile e leggero. Tutti abbiamo dei limiti e il fatto di accettarli ci aiuta ad essere sereni. Da quello che lei scrive, noto pero', che la valutazione che le viene data su un "FARE", cioè sul rendimento all'esame, è come se diventasse per lei una valutazione sul suo "ESSERE". Se è così, posso capire che si senta frustrata e depressa! Possiamo essere delle persone meravigliose e prendere 20 ad un esame per mille motivi (ansia, materia che non piace, metodo di studio non ottimale, ecc.). Il fatto che lei non abbia la media che vorrebbe, non la rende meno capace ed intelligente. Non si scoraggi! Cordialmente Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Elena--------
D: E' da più di un anno che soffro a periodi di crisi d'ansia a volte anche forti, vorrei sapere se la terapia cognitivo-comportamentale che sto facendo è utile a superare questo problema? Ho fatto un lungo percorso da uno psicologo ma a distanza di un anno mi ritrovo con le stesse paure e di nuovo le stesse crisi. Perché capita questo? Vuol dire che non ho capito realmente dove sta il problema, che sono io che non riesco a mettere in pratica o che lo psicologo non è abbastanza bravo? Elena
R: Cara Elena, non posso esprimere giudizi sull'operato del collega (non lo conosco e sarebbe deontologicamente scorretto). Posso solo dirle che la psicoterapia è un lavoro lungo e faticoso e che è del tutto normale che, nel corso della terapia, dopo uno stato di relativo benessere, si compiano "dei passi indietro". Questo accade anche nella migliore delle terapie. Questi movimenti all'indietro hanno un significato e una funzione che lei dovrebbe indagare insieme al suo psicoterapeuta. La saluto cordialmente Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Minou--------
D: Salve, sono una ragazza di 20 anni fidanzata da 2 anni. Inizialmente questa relazione è stata la mia salvezza...in quel periodo ero triste,stanca e studiavo tantissimo. Ero un pò stressata ,"depressa" e mi criticavo molto. Ho incontrato G. per caso e dopo qualche mese siamo usciti insieme e tutto andava benissimo. Mi piaceva tantissimo, pensavo solo a lui. Io cerco sempre di razionalizzare tutto e ho notato che riversavo tutte le mie sicurezza su di lui e ogni volta che mi lasciava sola per uscire con gli amici, era una tragedia. Tutto questo succedeva perchè non uscivo più con nessuno dato che ho litigato con tutte le mie amiche scoprendo che sottosotto non erano per niente delle vere amiche. Ho cercato di lasciare un pò di spazio a G. e di crearmi un mio spazio personale fatto di relax, amiche e parenti. Ma non è servito. Purtroppo contemporaneamente sono successe tante cose brutte che, non interessano direttamente noi due, ma la sua famiglia. E' diventato nervoso e irritabile. Non riuscivo più a sopportarlo, gli sono stata vicina in ogni momento per qualsiasi cosa ma da un pò di tempo sono scoppiata anche io. Sono sempre stata una ragazza calma,serena e ottimista,ma sono stanca e mi innervosisco spesso. Sono una spugna che assorbe ogni stress e qualsiasi problema e mi sono accorta che ho assorbito tutti i suoi problemi facendoli diventare miei problemi,rovinando la nostra relazione. Siamo andati in vacanza per cercare di distrarci ma tutto è iniziato male, litigi e quasi tutto non andava bene,eravamo entrambi nervosi anche se bisogna ammettere che comunque abbiamo passato alcuni giorni sereni e felici. Sono molto gelosa anche se lui non mi da nessun pretesto per esserlo, forse questo è dovuto alle mie 2 vecchie e brevi relazioni finite entrambe con un loro tradimento. Mi sono ripetuta mille volte che con lui è diverso ma non ho risolto niente. Dal punto di vista sessuale va tutto bene,è stato il mio vero e proprio ragazzo;entrambi ci desideriamo tantissimo e quando facciamo l?amore non pensiamo a niente e siamo entrambi felici, forse è anche quello che mi fa pensare. Io parlo molto con lui e tutte le sue emozioni le so sia perché le esprime con i fatti ma anche perché parlando cerchiamo di chiarire le questioni insieme. Tutto questo è per spiegare che non sono tranquilla e serena come sempre e che solo il pensiero di poterlo perdere mi terrorizza. Ho raggiunto un traguardo però perchè finalmente ho capito cosa voglio fare nella mia vita professionale e da quel punto di vista sono tranquilla, ma ho sempre pensato che la mia vita deve essere fatta di lavoro e amore . Poiché senza una di queste cose non mi sentirei realizzata. So che è presto per pensare a tutto questo ma ci penso e non riesco a smettere di pensarci. Ma ora cosa posso fare per cercare di salvare la nostra relazione? Lui tiene molto a me e mi è stato vicino nei momenti difficili. Io tengo tantissimo a lui e sono innamorata,provo ancora una sensazione strana indescrivibile che penso proprio che sia amore. Ogni tanto però mi sfogo piangendo e metto in dubbio tutto ma non posso continuare così devo fare qualcosa sia per noi che (specialmente) per me. Grazie per avermi ascoltato e so che una sola e-mail non può risolvere tutto, forse dovrei andare da uno psicologo per parlare un pò , ma per adesso aspetto una sua risposta. Distinti Saluti. Minou
R: Cara Minou, quando dice che dovrebbe andare a parlare un pò con uno psicologo, mi trova d'accordo con lei. Da quello che leggo, non è sicura di niente e di nessuno. Soprattutto non è sicura di se stessa. Dice di aver riposto tutte le sue sicurezze nel suo ragazzo ma ha iniziato a vacillare quando anche lui vacillava per problemi suoi. E prova terrore all'idea di perderlo. La sicurezza è una cosa interna a noi. Non esterna. Se fissiamo la nostra sicurezza all'esterno, ci ritroviamo ad ondeggiare come canne al vento degli eventi e delle varie situazioni che viviamo. Per stare bene è necessario avere una "base sicura" interna. Non so dirle cosa dovrebbe fare per salvare la sua relazione. Freud diceva che una persona per star bene deve poter amare e lavorare, così come lo afferma lei. Inizi con l'amare se stessa e faccia qualcosa per sè! Cordialità Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Principessa--------
D: A settembre sarà un anno che è finita la mia storia di otto anni. C'era gia stata una pausa in passato, ma tornando insieme credevo non ci saremmo mai più lasciati. E invece no, quando è ritornato da me si sono ripresentati gli stessi problemi, anzi amplificati. La sua gelosia ha iniziato a diventare ingestibile ma nonostante soffrissi per tutte le rinunce che ero costretta a fare, ero cmq felice di averlo con me. Lui camionista, lavorava spesso fuori, io studentessa alle prese con la preparazione della laurea...mi creava problemi anche quando andavo all'università, ed oltre tollerare questo mio impegno pretendeva che io non uscissi mai sola senza di lui, al massimo con mia madre e rare rarissime volte acconsentiva che io sola andassi a fare un po di spesa per me. Lui però aveva il suo margine di liberta, lavorando fuori tutte le sere frequentava locali ristoranti caffetterie e in qualche modo si svagava, io ho passato tutte le mie sere a casa ad aspettare il venerdì che tornasse da me per uscire un pò. Non potevo mai lamentarmi, non capiva che soffrivo in quella dipendenza da lui. Però mi faceva sentire in colpa anche se solo per un attimo anche io provassi un po di gelosia, ma di lui mi fidavo...ero gelosa della sua autonomia. Ultimamente ero anche in crisi perché a un anno dalla laurea non ero riuscita a trovare lavoro, lui non cercava neanche un po di capirmi, ero diventata apatica e tanto tanto polemica....gli dicevo di capirmi e di impostare in maniera più libera il nostro legame per crescere e migliorare, ma niente. Per lui io doveva continuare cosi, ovviamente non dovevo lamentarmi, e sopratutto mi diceva che la gelosia ero io a provocarla, mi faceva sentire sbagliata anche solo se azzardavo ad atteggiarmi un po di più per attirare la sua attenzione magari con un vestito carino...ma sul serio non gli ho mai mancato di rispetto. Poi un giorno ho deciso di impormi, in seguito ad uno dei soliti bisticci ho deciso di riattaccargli il telefono e di sparire per qualche giorno, per fargli capire che realmente mi stava facendo soffrire e che mi stava mancando di rispetto...ma per una settimana non mi ha chiamato. L'ho richiamato poi io e mi ha detto di sparire per sempre. Da lì non abbiamo più parlato, non mi ha più perdonato ,e pensare che lui ha fatto tante volte cosi con me ed io ci sono sempre stata. mi spariva per tre quattro giorni e poi io cercavo di superare pensando che era un litigio e che potevo tollerare. Alla mia prima imposizione invece è scappato. Non aveva un'altra e lo so per certo perché l'ho sempre visto solo con gli amici. Io non riesco a superare mi manca mi dispiace troppo averlo perso ho dei sensi di colpa fortissimi...sento che ho perso una persona che mi amava...e che una storia forte come la nostra non doveva finire e questo perche nonostante questa sua forte gelosia, il bene c'era era forte evidente...non so cosa pensare. E' difficile ancora oggi, un consiglio un parere grazie. Principessa
R: Cara Principessa,di amore in quello che lei ha scritto ne vedo molto poco.Mi ha parlato di possesso dell'altro, di prevaricazioni, di dipendenza, di mancanza di comprensione e di empatia, di prepotenza, di mancanza di assunzione di responsabilità e di invidia. Ma di amore no. Solo di una relazione estremamente violenta.So che può sembrare una frase da Baci Perugina ma l'amore è amare la libertà dell'altro. Essere felici perché l'altro è felice, indipendentemente dal fatto che l'altro sia felice con noi o con altri.Credo che lei sia sincera quando afferma di volere bene a questa persona e di non riuscire a superare questa perdita.E' stata trattata come un oggetto di proprietà del suo ragazzo e in quanto oggetto, posseduta e calpestata nel suo intimo e mollata quando ha smesso di comportarsi da oggetto.Io le consiglierei delle sedute di psicoterapia per poter rientrare in possesso della sua libertà e della sua autonomia e rielaborare la separazione.Cordiali saluti Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Titti--------
D: Ho un problema enorme,penso di non valere nulla,sono diplomata in piano, sognavo di fare la concertista ma non ci sono riuscita,ho avuto una tendinite mi ha bloccata un anno(di depressione) e poi mi sono diplomata con 9.5 senza neanche il massimo,dopo tanti sacrifici,anni e anni,senza vincere nè concorsi nè fare concerti in sale importanti, perchè ho creduto a un'illusione perchè?Ora è tardi....per una ex studentessa modello come me...ora i miei coetanei lavorano e io ho ripreso legge,mi manca un anno a laurearmi ....scelta un po' per caso tra l'altro e sono alla ricerca di una vocazione,come quella che sentivo per l musica,cui non voglio più neanche pensare perchè è stata una delusione troppo grande.le mie amiche sono forti io sono una debole non so reagire. Non mi sono mai sentita abbastanza considerata in famiglia perchè ho una sorella maggiore per cui nutro un vero complesso di inferiorità che non so come risolvere anche se sto facendo ricerche sull'argomento ad esempio sui testi di Adler che parla di compensazione e volontà di potenza...io voglio veri rimedi,non libri aridi di cui non capisco nulla....mia sorella secondo me più bella più simpatica più intelligente più in gamba di me....e lo dicono i fatti:laureata a pieni voti alla Bocconi lavora da anni e ha un ragazzo,il primo con cui si è messa con cui si sposerà tra poco,è super corteggiata,io non mi lamento e anche io ho un ragazzo che mi adora ,e ha un gruppo di amici con cui si trova sempre bene,io devo lottare per averne pochi e non mi cerca mai nessuno. Il mio ragazzo mi adora ma l'ho trovato dopo tante storie e storielle in cui mi sono svenduta totalmente e poi lui è una specie di genio questo mi fa sempre sentire inferiore ma lo amo anche per la sua intelligenza. Mi sento dipendente da lui perchè ho trovato un punto di riferimento uno che davver mi ama e con cui ho tanti interessi in comune,mi sento comunque dipendente e questo mi fa sentire debole. Ora sono poco stimolata da me e dalla realtà ho mille interessi che vorrei approfondire,la bioetica il diritto di famiglia la psicologia giuridica,ma non ho il tempo nè sono stimolata dal fatto che la laurea è lontana un anno almeno ...anche se comunque dall'università ho molte soddisfazioni,prendo sempre voti ottimi,ma vorrei di più ,la lode ,la menzione la dignità di stampa invece c'è sempre la cugina più brava il mio ragazzo più bravo....è sbagliato che proprio questo mi sproni?Io vorrei accumulare un grande sapere prendere un'altra laurea ,leggere grandi romanzi e sapere tante lingue,ma sono illusioni velleità io so solo ripetere a memoria i libri universitari e non sono intelligente come vorrei, la vita non mi dà cosa voglio, allora mi devo rassegnare? L'ambizione che per me è uno stimolo così forte,la devo lasciar perdere,rimugino sugli stessi pensieri e non trovo una soluzione,non mi piace la mia vita semp're chiusa in casa,da eremita per poter studiare,mi rende morta dentro ,spenta,senza stimoli. Dove trovo quella forza che cerco? Come accetto chi sono? Come? TITTI
R: Cara Titti, sembra che lei possa accettarsi solo ed esclusivamente quando può affermare di essere una studentessa modello con il massimo dei voti e con una tesi acclamata a furor di popolo, di aver iniziato a lavorare prima degli altri, di essere più forte delle sue amiche, di essere più bella, più simpatica e più intelligente di sua sorella, del suo ragazzo, di sua cugina, ecc. Mi viene in mente una battuta di Massimo Troisi a cui era stato chiesto se fosse meglio vivere un giorno da leone o cent'anni da pecora: "Non è meglio vivere 50 anni da orsacchiotto?". E' come se per lei le vie di mezzo non esistessero e svaluta tutto ciò che non è in linea con i suoi ideali. E idealizza gli altri invidiandoli. Pero' coglie la parte buona dell'invidia: usa l'ammirazione per migliorarsi. Il nostro valore, la nostra autostima, deriva dalle nostre reali capacità, dai messaggi che riceviamo su di noi dall'ambiente e dal confronto tra quello che si percepisce di sé e il sé ideale. Da quello che lei scrive, sembra che lei abbia un ideale di sé altissimo e irrealistico e che svaluti ogni risultato anche ottimo che ottiene se non si confà al suo ideale. Lei vorrebbe essere "speciale" e non si accorge che lo è. Non se ne accorge perché non si accetta e non accetta i suoi limiti. E questo la porta ad affannarsi a rincorrere il suo ideale e ad accumulare il sapere, perdendo di vista il piacere di imparare e di scoprire cose nuove. Cordialmente Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :BigRonnie--------
D: Salve spero che stia parlando con uno psicologo. Io ho diversi problemi. Non riesco ad avere amicizie stabili perchè non trovo dei veri amici purtoppo penso che non ce ne siano dei veri amici, cioè all'inizio sembra che tutto va a posto poi cè qualcosa che non va ti fanno un torto o poi vedi che quell'amico non ti calcola più come prima così all'improvviso e queste cose mi fanno stare male. Non ho mai avuto molti amici anche perchè sono timido e molto selettivo, preferisco pochi ma buoni. Mi sento molto spesso non accettato da gli altri. Non ho mai avuto una ragazza anche perchè mi sento rifiutato mi sembra proprio di vederlo nei loro occhi quando guardo una donna che non vuole che sto li anche a parlare con lei. Penso che le donne se la tirano troppo spesso quando è una bella donna e questo mi da molto fastidio. Non riesco a trovare un lavoro stabile. Spero che tutto questo finisca e migliori anche se non ci credo. BigRonnie
R: Caro Big Ronnie, a volte attribuiamo agli altri qualcosa di nostro. Mi spiego meglio. Da quello che scrive, sembra che la sua paura di non essere accettato sia tale e tanta da fare in modo che lei ricerchi negli altri la conferma del rifiuto che lei si aspetta. E' un po' come se lei si avvicinasse agli altri pensando: so che mi rifiuterai. Purtroppo, molto spesso, se siamo in preda ad una paura così forte e radicata in noi, succede che senza accorgercene facciamo in modo che gli altri confermino quello che stiamo pensando. Mi rendo conto del suo dolore e della sua rabbia di fronte a quello che lei vive e immagino la fatica che fa nel relazionarsi agli altri. Mi permetto di consigliarle di fare un percorso psicoterapico.Cordialmente Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :PIMPI--------
D: Buongiorno, sono PIMPI e ho perso un bimbo circa 4 mesi fa perchè il suo cuoricino ha smesso di battere ancora dentro alla mia pancia e ho dovuto subire un aborto interno. Il problema non è questo bensì la mia collega che dopo 10 anni di matrimonio non ha mai pensato ad avere figli e da un momento all'altro le è venuta voglia e chiede a me consigli sulla mia esperienza. Le ho fatto notare la sua poca delicatezza nei miei confronti, ma questo non la tocca e continua ogni mese a farmi notare che il suo ciclo ritarda o le è venuto. Non nego che sono molto gelosa del fatto che ci stia provando e spero che il bimbo tardi un pò ad arrivare, ma la preoccupazione che a volte non mi fa chiudere gli occhi la notte è che non riuscirei mai a vederla con la pancia che mi gironzola attorno magari descrivendomi le sue sensazioni...! Siamo in 3 che lavoriamo in un negozio e non ho via di fuga. E' vero che ognuno deve fare la propria vita senza tener conto degli altri, appena mi sistemo moralmente e fisicamente riproverò anch'io ad avere un altro figlio, ma questa situazione è diventata quasi un'ossessione. Io vado al lavoro aspettandomi che un giorno o l'altro lei mi confidi di essere incinta e lì mi cadrebbe il mondo addosso! Il mio ragazzo e i miei più cari amici mi dicono che sono solo paranoie che devo farmi passare, sarà anche così ma vorrei un parere da chi ne sa più di loro. Grazie
R: Cara PIMPI, lei dice che il suo problema non è la perdita del suo bambino. Mi permetto di dissentire. Credo che quello che sta sentendo nei confronti della sua indelicatissima collega sia legato al tremendo lutto che lei ha subito. Un aborto è un evento estremamente traumatico e doloroso perchè oltre alla morte del bambino, porta la donna a mettere in discussione tutta se stessa, la propria identità e la propria capacità di creare e dare la vita. La rabbia e l'invidia nei confronti della sua collega forse le permettono di canalizzare il dolore che ha dentro, ma le potrebbero impedire di elaborare la perdita del suo bambino. Le consiglio di farsi aiutare da un bravo psicoterapeuta a superare questo momento così difficile. Le faccio tanti auguri. Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :magnolia--------
D: Gentilissimi dottori, mi trovo in una situazione parecchio difficile sentimentalmente. Premetto: caratterialmente soffro di un disturbo distimico da parecchi anni,sono in cura con degli psicofarmaci ma ho dovuto interrompere la terapia in studio per motivi di carattere economico anche se non avrei voluto. Arrivo al punto:frequento un ragazzo da quasi un anno e mezzo. È un ragazzo complicato,dalla forte personalità ed era quello che cercavo,un uomo più forte al mio fianco, più forte di quanto non lo sia io. Infatti...ho dato a lui molto potere nella nostra relazione,sin dall'inizio. Gliene ho dato perchè ci siamo incontrati appena un mese dopo la fine di una sua relazione durata 2 anni,dalla quale è uscito deluso visto che non ha deciso lui questa rottura. Beh...fatto sta che la nostra storia è incominciata e dura fino ad ora tra alti e bassi:lui in tutto questo tempo non ha mai detto di amarmi. Si limita ad un semplice"ti voglio bene" che a me non basta più. Non vuole avere rapporti con la mia famiglia per via della delusione che ha subito in passato e, a volte mi racconta aneddoti della sua precedente relazione. Non so come comportarmi...non so come capire e interpretare questo suo comportamento...potete darmi un consiglio? Grazie. Magnolia
R: Cara Magnolia, gli psicologi non danno consigli. Quello che va bene ed è giusto per me, può non andare bene ed essere giusto per lei: e questo perché siamo due persone diverse. Si va dallo psicologo per imparare la libertà intesa come libera scelta e libero arbitrio. La relazione che lei vive sembra essere incompleta, sembra che manchi qualcosa. Manca chiarezza, un impegno e soprattutto un progetto. Sembrerebbe che il suo ragazzo non abbia ancora elaborato la separazione dalla sua ex. Lei si domanda come interpretare il comportamento del suo ragazzo o come capirlo. Penso che i suoi dubbi possano avere una risposta che non dipende dal suo ragazzo. Io le rigiro la domanda: LEI che cosa desidera? Cosa vuole da lui? Qual è il suo obiettivo nella relazione? Le basta questo tipo di relazione? Lo ama? Quello che lui le dà, le basta? Spero di esserle stata utile. Cordialmente Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Nuvoletta--------
D: Salve. Ho una figlia di quasi 3 anni ricercata e desiderata per 5 infiniti anni ed arrivata con PMA. Dal giorno della sua nascita, forse anche prima, lei è divenuta il centro della mia vita. Tutto è passato in secondo ordine rispetto alla vita famigliare, il lavoro, la vita mondana, ecc. Mio marito condivide con me la scelta di educarla "senza parcheggi" da nonni o baby-sitter se non nel caso del bisogno (lavoro, malattie... qualche uscita di coppia!). Recentemente, mi sono vista rifiutare una importante occasione sul lavoro perché richiedeva un soggiorno fuori casa per 6 giorni. Da sempre le amiche ed i colleghi mi dicono che la mia vita è "bimbocentrica", che ho posposto tutto (anche la mia carriera) al suo accudimento, che in tal modo rendo me dipendente solo da lei (che poi se ne andrà ecc.) e lei da me. Questo atteggiamento è davvero patologico? Sottolineo che la bimba frequenta l'asilo, sta volentieri con tutti e pare serena e sicura di sé. Tuttavia a spaventarmi è il mio passato, a circa 20 sono caduta in una crisi anoressica dalla quale sono risalita dopo un anno di analisi e farmaci: il rapporto morboso-soffocante-iperprotettivo di mia madre emerse come concausa. Corsi e ricorsi storici? Non voglio fare del male a mia figlia.
R: Cara Nuvoletta,mi viene da dirle di non essere per forza una nuvoletta nera ma di godersi questo momento di scambio così intenso e piacevole che lei sembra avere con sua figlia. La sua bambina ha solo tre anni e sicuramente ancora le richiederà molta presenza e impegno per la sua crescita e la sua educazione. Questo può voler dire fare delle scelte e anche delle rinuncie ancora per un pò di tempo, ma come sempre le cose davvero importanti sanno aspettare e ritornano. Questo comporta che qualcosa resterà fuori e forse che qualcuno si sentirà ancora un pò escluso soprattutto se non ha ancora fatto l'esperienza di essere genitore. Va tollerato qualche attacco dalle amiche che forse sentono un pò la sua mancanza e va anche sopportato il rischio di perdere qualche occasione.Per quanto riguarda la sua bambina se sta frequentando il nido ha già imparato a gestirsi una certa separazione dalla mamma e quindi mi pare che le sia stata offerta l'opportunità di fare esperienza di relazione tra pari e con altri adulti. Quindi bene! L'unica cosa direi che forse del passato le ritorna la minaccia che la dipendenza sia sempre soffocante e che chiuda, blocchi lo sviluppo ma questa è la storia della sua famigli di origine. Nella sua famiglia mi pare sia importante valorizzare la presenza e la funzione del padre. Il padre è infatti, quasi biologicamente orientato a educare il figlio alla separatezza e allo sviluppo di progettualità del proprio figlio; oltre a far presente alla propria compagna dell'importanza dello spazio di coppia. Quindi direi proceda così e buon lavoro. Dott.ssa Cinzia Favaron
-------- Domanda inviata da :Moon--------
D: Gentili dottoresse, (non so a chi rivolgermi in particolare..), mi vergogno a parlare come una 15enne in crisi esistenziale quando in realtà ho .. anni compiuti. Non so neanche da dove cominciare. E' da un anno, più o meno, che bevo alcoolici per stare meglio. Non sono proprio alcolista, il fatto è che mi manca un'esame e la tesi per ottenere la laurea quinquennale, quindi sono un pò stressata. Sto studiando una materia che non mi piace, non ho avuto il coraggio di cambiare e mi mangio ancora le mani perché non posso tornare indietro. Quando non riesco più con la forza di volontà a mettermi sui libri o a stare su di morale, mi dirigo verso lo stipetto personale. All'inizio mi sembrava di aver trovato un modo per essere più allegra e quindi motivata, adesso mi ritrovo ad ingrassare e a dover aumentare ogni volta le quantità, e senza niente, sono un tappeto. Oltretutto un tappeto molto irritabile. Sono sola, ho qualche conoscenza, ma non amicizie. Non riesco a fare amicizia perché sono troppo suscettibile: misuro ogni cosa, ogni sorriso sospetto, ogni battuta che mi sembra più cattiva del dovuto, misuro quasi tutto, non riesco a fidarmi. Sono sola e mi dispiace, ma contemporaneamente non voglio gente intorno. Perché non mi fido, e perché è faticoso essere piacevoli a tutte le ore. Non voglio ragazzi, non ne voglio, non ne voglio punto e basta. Lo so che sono infantile. Non riesco a smettere di criticare me stessa e il mondo a tutto spiano. Ne sono consapevole, ci soffro, ma non riesco a smettere di essere così critica e anche incattivita e smaniosa di recriminazioni.Cosa posso fare? Grazie mille per l'ascolto. Moon
R: Cara Moon, la situazione di solitudine in cui lei si trova mi sembra molto difficile e triste. Lei non sceglie di essere sola: è costretta ad esserlo perché teme le persone e quello che possono farle. Inoltre, il modo in cui lei usa l'alcool è abbastanza pericoloso: lo utilizza come una specie di medicina scacciapensieri e vi fa ricorso quando si sente giù. Purtroppo l'alcool ha lo stesso effetto che lei cerca di combattere: infatti, dopo aver bevuto si sente irritabile e demotivata. Esattamente come si sentiva prima di bere, se non addirittura peggio! Inoltre, lei si critica aspramente e ciò le impedisce di ascoltarsi e di comprendersi, di prendersi in braccio e di coccolarsi. Io le consiglierei di chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta per iniziare un lavoro su di lei che la porti a stare meglio con se stessa e con gli altri, a fidarsi degli altri, a non pensare di dover essere piacevole per forza, ad usare le sue risorse emotive ed intellettuali per gestire lo stress e l'insoddisfazione. Lo psicoterapeuta la può aiutare a disimparare questi comportamenti che la fanno soffrire. In bocca al lupo! Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Fedesara--------
D: Sono sposata da circa 4 anni e ho una bambina di x anni. Sono sempre andata d'accordo con mio marito, ma da circa 1 anno litighiamo molto spesso lui fa l'operaio ha x anni è molto agitato strilla e qualche volta mi strattona, mi stringe le braccia qualche mese fa mi ha preso a calci. Inizio ad avere il timore di fare parte di quelle donne "maltrattate" anche psicologicamente perché mi critica sempre mi dice cose tanto brutte quando litighiamo (tutto questo anche davanti a nostra figlia) e dice che è colpa mia. Io non lo so perché siamo arrivati fino a questo punto eppure lui sembra la persona più tranquilla al mondo. Non voglio dire che sia tutta colpa sua ma vorrei un appiglio per pensare che tutto ancora si possa salvare, anche se sono tanto delusa. Qual'è la cosa migliore per mia figlia vorrei darle una famiglia felice. Devo stare zitta cercare di non irritarlo. Io non voglio avere ragione ma credo che anche se lo faccio arrabbiare es. qualche volta quando sgrida nostra figlia io mi avvicino a lei e a lui va il sangue al cervello. Prima cosa sbaglio ad avvicinarmi ma credo che le sue reazioni per questo dalla ragione lo facciano passare al torto (lui a questo risponde, quando gli dico di chiedermi scusa, che la colpa è la mia e che con questa scusa ho sempre ragione). Vorrei specificare che con la figlia è un padre molto dolce e presente. Grazie. Fedesara
R: Cara Fedesara, sembra che il rapporto tra lei e suo marito si sia deteriorato. Io non le so dire quali siano i modi per andare d'accordo con suo marito o come lei si debba comportare per non litigarci. Posso solo dirle che le relazioni si fanno sempre in due e che se siete arrivati a questo punto di incomprensione ci deve essere un motivo legato al comportamento di entrambi. E' del tutto inutile cercare il colpevole o vedere chi passa dalla parte del torto e come. Posso consigliarvi di chiedere aiuto ad un consulente di coppia (esistono i servizi di mediazione familiare nelle Asl e nei consultori privati o psicoterapeuti che svolgono consulenza di coppia come la sottoscritta) per riaprire la comunicazione tra voi, per chiarirvi e riappacificarvi e soprattutto per mettervi d'accordo su una linea comune da adottare nell'educazione della vostra bambina. Con i migliori auguri Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Antonio--------
D: Salve, Mi chiamo Antonio XX . Mi scuso per il disturbo. Ho trovato il suo e mail tramite una ricerca su google e parlava di una consulenza on line. Riconosco di avere dei problemi psicologici su sbalzi d'umore non controllabili che anche grazie a meccanismi mentali autodistruttivi, causati forse da lutti in famiglia ( madre e fratello morti di cancro) mi stanno facendo andare in fallimento e pieno di debiti. Mi sono indebitato alla ricerca di facili occasioni con donnine e locali, mai droghe pesanti, ma ammetto di aver rasentato l'alcolismo. Ora mi sono fermato a riflettere e mi sono accorto che in tutta la mia vita mi sono sempre ritirato su me stesso. Mi sono appassionato su recitazione e video produzioni , palliativo per dimenticare la fabbrica e l'isolamento della mia vita di tutti i gg tra fabbrica e casa. Mia madre e mio fratello sono entrambi morti di cancro, la prima all'età di XX anni , il secondo, l'anno scorso all'età di XX anni , dopo aver passato una vita in carrozzella, mielimelingocele con spina bifida, che dopo aver subito una miriade di operazioni non ce l'ha fatta più! Io, senza lavoro giù in XXX, sono partito per il XXX, dove lavoro in una fabbrica tessile da 7 anni. Giù non avevo mai lavorato in questa maniera, mi volevano laureato e con una posizione, ma per i pensieri nati dopo la morte di mia madre non riusci a terminare giurisprudenza, ( non riuscivo a concentrarmi più). Ora sto abbastanza bene, ma mi accorgo di non stare bene, è come se mi rendessi conto di avere qualcosa che non va ma di non capire cosa è allucinante! Un amico mi ha consigliato di chiedere aiuto ad uno psicologo ed eccomi qua! Penso di soffrire di un disturbo bipolare, che so caratterizzato da depressione ed ipomania,che non riesco più a gestire! Ho cercato adesso di modificare i miei meccanismi di pensiero e di non concentrarmi sul dolore ma come reazione, oggi, ad una festa di paese, ho avuto sensazioni di panico con la gente attorno a me, sentendomi svenire, era stupido lo so , ma è come avessi paura degli altri, che cosa mi succede non ci capisco più niente! Ho già chiesto aiuto ad un centro di salute mentale , ma le cure con i medicinali non le approvo, anche se mi rendo conto che a lungo andare, se non trovo una soluzione la mia vita andrà allo sfascio. Le chiedo aiuto signora, non so più che fare, e, lo ammetto non ho adesso una disponibilità finanziari che mi permetta una cura a pagamento. La ringrazio per l'attenzione e anticipatamente per gli eventuali consigli. Buona giornata Antonio X
R: Caro Antonio, sicuramente i lutti e gli eventi gravissimi che lei ha dovuto affrontare (le morti di sua madre e di suo fratello, il distacco dalla sua terra, il fatto di aver dovuto abbandonare gli studi e i suoi progetti di vita), metterebbero a durissima prova l'equilibrio di chiunque, anche delle persone più solide e risolte. Non posso entrare nel merito del disturbo di cui lei soffre. E' certo che lei sta affrontando una profonda crisi ed è del tutto legittimo che lei si spaventi e che si senta disorientato e sgomento. In una situazione del genere è molto difficile gestire il dolore modificando i meccanismi di pensiero o concentrarsi su altro. Il dolore va pensato, compreso e "addomesticato". Solo dopo è possibile superarlo. E per farlo, spesso si ha bisogno di aiuto. Per quanto riguarda i medicinali che le hanno prescritto, di sicuro non possono risolverle i problemi che dovrebbe affrontare attraverso una psicoterapia, ma possono darle una tregua dal dolore e dalla paura da panico che lei sta sentendo e permetterle una relativa serenità. Esistono dei centri dell'Asl o delle direzioni sanitarie ospedaliere che svolgono psicoterapia in regime di convenzione a dei prezzi molto contenuti nella sua regione. Dovrebbe informarsi presso il Centro di salute mentale, l'Asl o gli ospedali della sua zona. Non si scoraggi. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Alanshearer--------
D: Sono un ragazzo iscritto ad Ingegneria Informatica, una facoltà che fin dall'inizio non mi è mai piaciuta o interessata più di tanto. In ogni caso, con un esiguo numero di esami per anno, sono arrivato a quattro esami dalla laurea, ma è da qualche mese che non sto studiando affatto. Gli amici che si sono già laureati stanno vivendo molto male il mondo del lavoro ed il futuro che mi aspetta non mi prospetta niente di bello; le mie giornate sono un mix di tristezza e nostalgia per quei tempi in cui scelsi questa maledetta facoltà. Io volevo iscrivermi a Matematica, per realizzare il sogno che ho sempre avuto: diventare ricercatore o docente universitario; ma i miei familiari mi consigliarono altro, e mi sono ritrovato in una facoltà con 1000 iscritti, aule strapiene e docenti irreperibili. In questo ultimo periodo mi è anche ritornata la balbuzie, un difetto che mi ha sempre accompagnato, anche se in forma piuttosto lieve. In questi giorni quasi non riesco a parlare; spesso mi fermo per decine di secondi prima di pronunciare qualsiasi parola. E' letteralmente uno strazio. Non sto pensando più al suicidio, come accaduto nei mesi scorsi, ma non capisco se sia giusto vivere così. E quello che mi preoccupa ancora di più è la mancanza di una mia reazione: sono sempre stato un ragazzo forte, molto forte, e spesso ho inseguito cose più forti di me, riuscendo sempre nei miei intenti; stavolta sono troppo debole per poter reagire, e sto lasciando scorrere tutto su di me, senza un minimo scatto di orgoglio. Aiutatemi, non mi riconosco più, Alanshearer
R: Caro Alanshearer, lei mi fa pensare ad una barca alla deriva. E' senza rotta, senza una meta, le vele sono abbassate e si lascia trasportare dalle onde. Credo che lei abbia perso di vista il suo obiettivo (o era l'obiettivo della sua famiglia?) e senza obiettivi è facile cadere in uno stato depressivo. Si è spaventato a sentire i racconti dei suoi colleghi che vivono male l'entrata nel mondo del lavoro (non siamo tutti uguali...) e ha lasciato il timone; è assalito dai rimpianti e dai rimorsi per non aver fatto la facoltà che avrebbe preferito. Facendo così è come se permanesse nell'area dell'immaginario, del possibile, dove ogni sogno si può avverare e si può anche per magia diventare ricercatori o professori universitari. Il mondo reale, invece, obbliga a dover terminare l'università, affrontare il momento in cui si smette di essere studenti per diventare un qualcosa d'altro non ben definito e navigare nel mondo mettendo in gioco se stessi e le proprie capacità. Questo è sicuramente inquietante e destabilizzante, ma si può superare. Di sicuro, caro Alanshearer, sta affrontando una fase della vita difficile ed impegnativa che comporta cambiamenti importanti. Però non si scoraggi: lei può decidere che piega prenderà la sua vita, riprogettandosi e stabilendo gli obiettivi di suo interesse. Magari non farà il ricercatore o il docente universitario (è così facile avere una cattedra?) ma potrà trovare un lavoro che la appaghi. Si tratta di avere pazienza (la parola pazienza deriva da patire).Issi le vele e prenda il timone nelle sua mani! Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Giuseppe--------
D: Mi chiamo Giuseppe, ho x anni e attualmente sono iscritto alla facoltà di xxx. La mia vita è stata tranquilla fino a 14 anni quando nel 19XX è morto mio padre in un incidente stradale. Da allora sono cominciati una serie di problemi di accettazione del mio corpo, di timidità, di difficoltà nelle relazioni con gli altri. Sono passato attraverso varie fissazioni: peli eccessivi, barba irregolare, capelli, ecc. .Un giorno una collega dell'università mi fa notare che non le piacciono i miei capelli, da allora per un lungo periodo sto male, non riesco a dormire , studiare, penso continuamente alle parole che mi sono state dette..Ricorro a dei farmaci per il sonno e a degli antidepressivi..Non risolvo il problema, anzi sembra peggiorare poiché ora ogni minima osservazione negativa sul mio corpo che qualcuno mi fa diventa fonte di preoccupazione eccessiva , di continua rimuginazione che non mi permette di stare bene con me e con gli altri. In tutto questo da quando è morto mio padre, ho vissuto dei rapporti freddi con mia madre e mia sorella, di continui litigi poiché non mi accettavo. Attendo qualche utile consiglio per una via di uscita da questo problema. Cordiali saluti.
R: Caro Giuseppe, lei purtroppo ha subito un lutto molto importante in una fase della vita, l'adolescenza, in cui ci si sente (e si è) molto fragili, non si è più bambini ma nemmeno adulti, in cui il corpo cambia e non si ha un senso di identità stabile. Può darsi che l'avvenimento catastrofico che lei ha subito abbia turbato il fisiologico superamento di questa fase della vita. Visto il profondo malessere che lei prova, non credo che esista un suggerimento che la possa sottrarre ai suoi pensieri e rimuginazioni e che faccia in modo che lei si accetti. Credo che debba chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta. Cordialmente, Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Solo85--------
D: Salve Dottori, ho 22 anni, studio ingegneria, faccio il bagnino di salvataggio l'estate, mi tengo in forma, prima dell'università praticavo sport, fisicamente non mi sento nè bellissimo nè un gabinetto. vi chiederete: allora qual'è il problema??...il problema è che sono solo, non ho amici, non sono mai riuscito ad approcciare con nessuno. sono di poche parole (problema che ho sempre avuto sin da quando avevo 6-7 anni: prima di quell'età non ricordo nulla), sono molto propenso al sorriso sincero ma a volte solo sorridere non basta per guadagnarsi l'amicizia di qualcuno. non sono mai stato fidanzato, non mi sono mai baciato con una ragazza e ho fatto sesso solo 2 volte (a pagamento).a me piacerebbe molto stare in compagnia, fidanzarmi, spassarmela come uno di 22 anni ma non so come cominciare. non sono gay, mi piacciono le donne e ho molta voglia di fare sesso. mi piaccio, mi ritengo carino anche perché le ragazze per la strada mi guardano con sguardi "intensi". ma il problema è che non ho ancora esperienze sessuali e alla mia età è importante averne. Lo studio mi richiede molto tempo della mia giornata tanto da non potermi permettere neanche un'ora di palestra per socializzare. ma anche se ci potessi andare farei sempre scena muta come è sempre successo in passato. da sempre tutti i miei compagni mi hanno sempre ignorato perchè non parlo molto ma io a loro ci tenevo molto e non gli ho mai fatto niente di male. non ho voglia di rivelare a future conoscenze che sono un ragazzo solo, per paura che mi rifiutino o che mi trattino con compassione per questo e non voglio neanche farmi vedere sempre da solo per strada. devo trovare un rimedio per questo perché mi son reso conto che nel mio futuro essere una persona gradevole è di decisiva e fondamentale importanza. cosa devo fare oltre che andare da uno specialista? help!! grazie per l'attenzione e il servizio online che ci offrite. Solo 85
R: Caro Solo, per non essere soli è necessario esporsi. Da quello che scrive, sembrerebbe che lei eviti di mostrarsi agli altri per quello che è e si nasconda dietro al suo sorriso. Il sorriso può essere qualcosa che attrae ma non basta. Lei va incontro agli altri portandosi dietro una serie di giudizi su di sé che attribuisce agli altri e per i quali si vergogna. Credo che sia estremamente faticoso e inquietante cercare di relazionarsi agli altri pensando che ci giudicheranno e ci tratteranno con compassione o che ci rifiuteranno perché siamo soli, non abbiamo avuto esperienze sessuali o perché non abbiamo una relazione. Il giudizio lo esprime lei, caro solo. E poi, dove sta scritto che c'è un'età precisa per avere rapporti sessuali o una relazione di coppia? Non credo che lei debba andare da uno specialista. Penso invece che debba provare a mettersi in gioco con gli altri e lasciarsi conoscere per quello che è, con i suoi pregi e i suoi difetti, come tutti. Scoprirà' che gli altri sono meno giudicanti di quanto non lo sia lei. Saluti, Dottoressa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Piera--------
D: Gentili dottori, mi chiamo Piera,ho 21 anni e studio all'università. Ho una buona vita sociale,due genitori che mi vogliono bene,che mi mantengono agli studi e con cui non vivo più (evitando così i quotidiani litigi) perché sono studentessa fuori sede. Vi scrivo un pò dubbiosa riguardo all'effettiva entità del mio "problema",che più che tale infatti mi sembra essere ormai un aspetto radicato della mia personalità, con cui mi sono rassegnata a convivere ma non ad accettare. Ecco,dopo varie ipotesi che nelle mie crisi auto analitiche ho sempre cercato di formulare,sono giunta alla mera,semplice conclusione per cui io non so vivere il tempo. Innanzitutto,non riesco per nulla gestirmelo ed ho seri,tragicomici problemi con ritardi e scadenze,da quelli più stupidi a quelli più importanti...ma ciò che è peggio è che non riesco a godere al massimo delle situazioni nel presente,ne colgo solo la superficie, le sento come provvisorie, non mie, me ne assento,per poi rimpiangere di non averle ben vissute quando poi sono passate... Mi sembra che il tempo si prenda gioco di me,che mi releghi in una dimensione dove ogni attimo non viene vissuto come presente, ma perso come già passato. Non sono sempre triste,anche se mi capita di diventarlo anche in maniera repentina,del tutto inaspettata,nel bel mezzo delle situazioni più disparate. Non riesco a sorprendermi più,nel senso più genuino e se vogliamo anche poetico della parola,sono in preda ad un'atarassia la cui presenza,seppur sottilissima ed impercettibile,non posso eludere. La mattina, quando mi alzo,mi chiedo il perché,la parte più bella della giornata è quella di andare a letto,e questo mi spaventa tantissimo...non ho sogni ben precisi,non ho prospettive definite o speranze se non quella piuttosto vaga di raggiungere quella serenità che non ho e di riuscire ad ottenere,in futuro,qualcosa per cui sentirmi soddisfatta di me stessa. E la venuta di un amore,tanto affannosamente cercato e non trovato ancora, che mi faccia volar via,che mi salvi da questo perenne torpore,se di questo si tratta. Ora, mi trovo in Erasmus in Inghilterra,un'esperienza dove tutto è fuori dall'ordinario,in cui ho deciso di imbarcarmi sia per motivi "accademici",sia per mettermi alla prova,per cercar di dare una scrollata a me stessa...ma i risultati finora non sono molto soddisfacenti,la sfida con le scadenze e i tempi inglesi,così precisi e rigorosi,mi vede ancora una volta perdente,la concentrazione è poca,le cose da fare tante e...anche le nuvole britanniche stillano scintille di vita,ma all'ombra di questo mio perenne cruccio,io non riesco a coglierne che il loro pallido riflesso sulla pelle. Non riuscire a cogliere non solo il bello delle cose,ma le cose stesse non so se sia solo un aspetto della mia personalità o un'effettiva questione da affrontare. Vi sarei veramente grata se poteste fornirmi un vostro parere. Grazie mille, Piera
R: Cara Piera, quello che tu descrivi mi fa pensare che forse stai attraversando una fase di passaggio e di emancipazione dal tuo nido familiare, che hai in qualche modo almeno concretamente cercato di lasciare. Può essere che per le tue caratteristiche di personalità, risuonino in te in modo particolare i toni depressivi, dall'altra parte, da come ti esprimi, mi sembri una persona molto sensibile. Credo, però, che sia legittimo dispiacersi di non poter partecipare a pieno agli eventi anche più semplici che si presentano nella vita. Ti consiglierei vista anche la tua predisposizione a guardare molto dentro te stessa di trovare uno spazio perché i tuoi pensieri possano essere affettuosamente accolti in modo da lasciarti magari libera negli altri momenti del tuo vivere la giornata. L'autoanalisi è utile ma a volte non sufficiente per capire le difficoltà più profonde e a volte fa pericolosamente girare la mente troppo su se stessa. Perché non provare invece a farlo con un analista? Dottoressa Cinzia Favaron
-------- Domanda inviata da :ragazza innamorata--------
D: Salve dott.sse. Vi scrivo perché ho un problema di natura psicologica. Io ho avuto due storie importanti nella mia vita, una terminata dopo due anni e una che sto vivendo attualmente. Ebbene, in entrambi i casi, nei momenti di maggiore felicità e serenità che vivo con il mio ragazzo, iniziano a venirmi in mente in maniera ripetitiva e paranoica i nomi di altri ragazzi (es. colleghi, amici...) e ciò causa in me una situazione di ansia (fatta di palpitazioni, preoccupazioni, sudorazioni), probabilmente dovuta al fatto di pensare che questi ragazzi mi possano piacere. In realtà non è assolutamente cosi perché sono molto innamorata del mio ragazzo cosi come lo ero anche del passato ragazzo. Successivamente l'ansia passa perché evito di pensarci o cerco di convincermi che in realtà sono banalità, ma rimane sempre la paura che questi pensieri tornino. Il fatto che siano venuti in tutte e due le mie storie e in momenti di felicità mi ha fatto pensare a questi pensieri come delle mie "paure" recondite di ferire o di rendere infelice l'altro (avvantaggiate probabilmente da una bassa autostima di me stessa). La prima volta che mi è successo, ne ho parlato con il mio ragazzo, che ne ha sofferto molto perché ha pensato mi piacesse qualcun altro, ma in ogni caso dopo un paio di mesi queste paranoie sono scomparse... Ora non ne ho parlato con il mio ragazzo perché tempo possa fraintendere come ha fatto il primo e perciò mi trovo ad affrontare da un lato i sensi di colpa e dall'altro l'angoscia derivante da questi nomi che mi tormentano e l'ansia di dovere incontrare questi ragazzi. Ripeto, per me questi ragazzi sono insignificanti, non mi piacciono minimamente nè sono affascinata da loro. Io amo il mio ragazzo e voglio essere felice. Vi prego, rispondetemi e aiutatemi! Ho paura di essere malata. Vorrei sapere se si tratta di un problema serio o se sono io a renderlo tale e soprattutto vorrei un aiuto su come superare questi pensieri. Vi ringrazio anticipatamente. Cordiali Saluti.
R: Cara ragazza innamorata, mi pare che definirsi ammalate sia un pò forte. Probabilmente queste relazioni di coppia le fanno provare molte emozioni coinvolgenti e anche nuove, di fronte alle quali può provare paure e la necessità di esercitare un certo controllo. Ci può essere la paura di perdere l'altro o di non piacere abbastanza, da cui immaginare di avere lei una serie di alternativi partner, oppure ci può essere la paura di chiudersi alle altre possibilità. Alla base comunque una paura di perdere e/o di essere abbandonata sembra rovinarle il piacere e impedirle di lasciarsi andare più liberamente alle emozioni. Questo può capitare soprattutto quando si presentano situazioni emotive nuove che possono scombinare un pò l'immagine che lei ha di se stessa. Non si tratta di malattia, la inviterei comunque a parlarne con uno specialista (psicoterapeuta) visto che questo malessere la mette a disagio e capire perché potrebbe essere un'occasione importante per conoscere nuovi aspetti di sè e procedere integrandoli nella sua personalità. Cordialmente Dott.ssa Cinzia Favaron
-------- Domanda inviata da :M2000--------
D: Sono una ragazza di 30 anni felicemente sposata da 2 e mezzo. Sono molto attaccata ai miei genitori, soprattutto a mia mamma. Sono sempre molto indecisa, ho bisogno di continue spinte per prendere decisioni, non mi sento mai all?altezza delle situazioni; sono molto timida, sono poco socievole, il più delle volte credo che agli altri non interessi quello che ho ha dire. Quando qualcuno mi fa qualche torto mi arrabbio tantissimo dentro di me, divento intrattabile e nervosa, ma non riesco a dire nulla, non riesco mai a controbattere. Quando devo parlare in pubblico mi emoziono molto e il più delle volte divento rossa e comincio a sudare freddo. Ma il problema più grande che ho in questo momento è la voglia di avere un bambino. Io lo vorrei un bambino ma non mi sento pronta, mi sento ancora una bambina e quindi non adatta ad avere figli, mi sento ancora troppo attaccata a mia mamma e non riesco a staccarmi. Cosa posso fare?
R: Cara M2000, quello che lei descrive è lo stato d'animo di una persona ancora "figlia", con un forte legame con i genitori e molto insicura di sé. Per creare una famiglia propria è necessario separarsi emotivamente dalla famiglia di origine e questo percorso può' essere tanto difficile, quanto più una persona ha bisogno di appoggiarsi ai propri genitori. D'altra parte, avere un bambino può dare molta sicurezza in se stessi, nella propria capacità di creare e può favorire il distacco dalla famiglia di origine e mobilitare nuove risorse. Il conflitto che lei sta vivendo tra l'avere o il non avere un bambino può darsi che si risolva da solo con il tempo, acquistando maggior sicurezza in sé e separandosi dalla mamma, oppure può essere elaborato tramite l'aiuto di uno psicoterapeuta. Tanti auguri, Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Dh--------
D: Mi trovo in una situazione dalla quale non riesco ad uscire e che mi fa soffrire tanto. Sono sposata da quattro anni, ho tre figli (una bambina di 3 anni e due gemelli di 1 anno) e da circa 6 mesi sono venuta a conoscenza di una lunga relazione di mio marito con una sua collega di lavoro, durata circa 1 anno. purtroppo ne sono venuta a conoscenza nel modo peggiore, cioè è stata lei a smascherare tutto. Inizialmente ho avuto la forza di perdonarlo, ma una sua piccola ricaduta (purtroppo si vedono ogni giorno) mi ha fatto piombare in un caos mentale in cui non riesco più ad uscire. da una parte vorrei intensamente che tutto ritorni come prima della sua relazione, vedo in lui l'uomo che amo, dall'altra porto tanto rancore, tanta delusione e non riesco a cancellare dalla mia mente tutti gli episodi che direttamente e indirettamente mi riportano al suo tradimento e che mi fanno impazzire di dolore. per di più lui non mi ama, me lo ha apertamente confessato, ma vuole stare con la sua famiglia e sperare un giorno di ritrovare l'amore. con lei la storia pare finita, almeno così dice,ma con me è molto controllato e poco affettuoso, nonostante avrebbe tante cose di cui farsi perdonare, mentre è diventato molto attento e partecipativo con i bambini. Sono arrivata al punto di sentirmi insignificante, inferiore rispetto alla sua amante, insicura come non lo sono mai stata. per porre fine alla mia tortura gli ho chiesto di andare via di casa perché stare con lui non fa che farmi stare sempre peggio. ma in fondo non sarebbe quello che voglio, è chiaro. Ho bisogno di un consiglio, di parole che mi facciano riflettere su aspetti che non considero ma che magari sono importanti. vorrei ricevere la risposta che mi cancelli in un solo colpo tutti i miei problemi, ma sapendo che è impossibile aspetto con ansia un vostro parere. Grazie.
R: Cara Dh, non esiste una risposta magica alla sua sofferenza e al fatto che si senta delusa, ferita e ignorata. Credo anche che allontanare suo marito da casa sia solo un modo per non averlo davanti agli occhi e scacciare momentaneamente le insicurezze e il dolore che sta sentendo. Normalmente si commette tradimento quando si è insoddisfatti o manca qualcosa nella relazione che si sta vivendo. Posso ipotizzare dalle età dei bambini e dal momento in cui suo marito ha iniziato a tradirla, che suo marito abbia sofferto della perdita della vostra dimensione di coppia, che possa essersi sentito messo in secondo piano e che abbia cercato altrove quello che gli mancava. Ma è solo un'ipotesi. Credo che dobbiate chiedervi se volete stare ancora insieme e se volete capire quello che è successo tra voi. Dovrete essere veramente motivati e alleati nel risolvere il vostro problema, nel capirvi sinceramente e guarire le vostre ferite. Ci vorrà del tempo. Vi consiglierei di chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta di coppia. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :kikka--------
D: Gentile dottoressa, ho raggiunto la soglia dei 40 con tanti bei progetti per la mia vita che non si sono realizzati, sognavo una famiglia e dei bimbi e tre anni fa dopo una serie di storie finite male (alcune anche molto lunghe) ho incontrato una persona separata con la quale ho iniziato a convivere dopo 6 mesi. Avevamo gli stessi sogni e la convinzione di esserci finalmente trovati,abbiamo provato da subito ad avere bimbi me le cose non sono andate come volevamo ed anche la nostra storia ha preso una piega diversa da quella che ci aspettavamo, io sono diventata infelice cupa e sempre polemica e lui freddo e distante, naturalmente i motivi di litigio erano i più svariati, dalla presunta mia poca indipendenza dalla mia famiglia (vivo lontano dai miei da quasi 9 anni e li vedo poche volte...) al fatto che secondo lui mi sentivo infelice in quella vita insieme. Dopo le vacanze estive abbiamo deciso di staccarci un pò per cercare di capire cosa ci stava capitando e dopo solo 20 giorni di lontananza ha deciso di definire la storia come "chiusa" per capire meglio e senza condizionamenti ciò che pensa. Credo che abbiamo dei problemi anche personali da risolvere oltre e prima di quelli di coppia e pensavo di rivolgermi ad un terapista ma non so come fargli questa proposta per sperare che, da uomo orgoglioso e convinto della sua autosufficienza, non possa rifiutare. Inoltre vorrei sapere come scegliere un'analista per avere garanzia di professionalità e se può darmi qualche indicazione dal momento che viviamo a Trento. Grazie. Erika
R: Cara Kikka, capisco il suo stato d'animo, i suoi sogni e i suoi desideri che ha riversato in questa relazione, ma il suo intento è un po' manipolatorio. Credo che prima di proporre un terapista di coppia al suo ex compagno, gli debba chiedere se lui ha intenzione di riprovare a stare con lei, se la relazione è veramente chiusa per lui. Con le strategie e le manipolazioni si fa veramente poca strada. Per trovare un terapeuta a Trento dovrebbe fare riferimento all'Ordine degli Psicologi del Trentino, contattare telefonicamente gli psicoterapeuti e chiedere se fanno terapia di coppia e poi vedere se ci si trova bene. Saluti Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Marty--------
D: La situazione in casa mia è diventata insostenibile. Mio padre è morto da tre anni, era molto simile a me caratterialmente: tranquillo, taciturno, molto buono e determinato. Parlava poco ma diceva cose estremamente intelligenti e divertenti, possedeva un umorismo sottile. Mia madre è completamente diversa: nervosa, emotiva ed esuberante, ascolta poco e parla molto, si entusiasma facilemente e altrettanto facilmente perde la pazienza. Ho una sorella di 11 anni che è molto simile a lei. Attraversa un periodo un po' particolare, caratterialmente è davvero difficile: non ascolta, non obbedisce, è iperattiva, va a letto tardi e trascura i suoi doveri, si lascia prendere da facili isterismi, urla, insulta, sbatte le cose e fa i dispetti. Io studio per l'università, sono a casa tutto il giorno perchè in questo periodo non frequento, sto cercando di studiare per recuperare degli esami e in più fa comodo che io sia a casa per poter andare a prendere mia sorella a scuola che esce all'una. Mia madre non potrebbe perchè lavora tutto il giorno, mia nonna è anziana e non se la sente, il serviizo di corriera è piuttosto insoddisfacente quindi è una responsabilità che posso prendermi solo io. Preparo il pranzo per mia sorella tutti i giorni e sto in casa con lei al pomeriggio, l'aiuto coi compiti, la porto agli allenamenti di pallavolo o dalle sue amiche, cerco di sopportarla per quanto è possibile ma verso sera lei diventa ancora più insostenibile a causa della stanchezza. Mi occupo anche di diverse faccende casalinghe come stirare e stendere, lavare i piatti, pulire le stanze, accudire i gatti. Cerco di far trovare la casa il più in ordine possibile quando torna mia madre dal lavoro. Lei si occupa di tutto il resto, lavora tutti i giorni e la sera carica le lavatrici e stira, durante il finesettimana svolge le altre faccende. Tre o quattro sere a settimana mia madre esce col suo attuale fidanzato, mia sorella la vede poco perchè quando è a casa ha molto da fare oppure è stanca morta e va a dormire e la maggior parte delle volte passano il tempo a strepitare l'una contro l'altra. Io appena ne ho la possibilità (ovvero quando mia madre non esce) vado fuori casa e mi sembra di prendere una boccata d'aria dopo ore di soffocamento. Esco due sere a settimana con le amiche e devo anche vedere il mio ragazzo che spesso viene a casa mia anche quando c'è mia sorella e mia madre è fuori. Da quando sto con lui le cose sono anche peggiorate perchè io sono un po' meno disponibile e mia sorella mi rimprovera di passare poco tempo con lei ed è molto gelosa. Credo che si senta abbandonata ma io non so proprio cosa fare più di quello che già faccio. Mi sembra di perdere tempo con l'università, mi sento intrappolata in una famiglia disastrata e in una casa che non sento più mia, caricata di responsabilità e priva di libertà. Quanti ragazzi della mia età devono organizzare le proprie uscite in base agli impegni della mamma? Mia madre critica poi in continuazione in mio ragazzo, dice che non è alla mia altezza. Io lo trovo incredibile, quando sono con lui mi sento libera. Il mio ragazzo dice che sono la serva di mia sorella. Inoltre mi manca mio padre, con lui facevo tutto, dalla pausa pranzo ai compiti, si prendeva cura di me e mi adorava a detta di tutti. Spesso la sera piango prima di addormentarmi pensando a lui e mi sento così sola e abbandonata. Per fortuna ho trovato l'amore, questo mi rende più felice. Il mio ragazzo è il solo che si prende cura di me da quando non c'è più il papà, a volte vorrei fuggire con lui. Non parlo mai con nessuno di come mi sento perchè ho paura di mettere le persone a disagio e di risultare noiosa. Nessuno sa quanto ancora io soffra per la mia perdita, prima fra tutti mia madre. All'inizio è stato anche molto difficile accettare che lei uscisse con un altro uomo perchè non accettavo che lei avesse superato la pardita che ancora mi affliggeva. Allo stesso tempo mi ero tenuta tutto dentro per risultare forte e di sostegno alle altre due donne della famiglia, ma forse mia madre non ne aveva bisogno. Ora, la mia domanda, dopo questa lunga descrizione, è: a questo punto della mia vita come posso fare per ritrovare l'equilibrio e la serenità? Sento che qualcosa deve cambiare, ma non so cosa. Aiuto.
R: Cara Marti, credo che lei debbe chiedere auto. Si è posta nella condizione di quella forte che sostiene la famiglia ma aveva bisogno anche lei di essere aiutata. Ha un pò assunto con sua sorella il ruolo che aveva suo padre, forse per sentirne meno la mancanza. Però, così facendo, è stata anche caricata di responsabilità non sue. In realtà aveva bisogno anche lei di parlare di come si sente, di poter condividere la sua sofferenza con sua madre e sua sorella. Il fatto di tacere e di tenersi tutto dentro non l'aiuta, anzi, rende più gravoso il peso che sta portando addosso e la sua solitudine. Forse è arrivato il momento di smettere di sobbarcarsi della casa, di sua sorella e dei compiti che dovrebbe svolgere sua madre per ricominciare a fare la figlia. Il primo passo è riuscire a dire come si sente, che ha bisogno di aiuto e di essere sostenuta. Ne parli. Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :mimy--------
D: Buonasera, non so proprio da dove cominciare. Forse è meglio che parta dall'inizio. Tutto è cominciato esattamente 4 anni fa quando io e il mio ragazzo passeggiavamo per il paese quando un ragazzo ci si presenta davanti e ci dà la mano per presentarsi. Dopo avergliela data, ci ha detto che era un tossicodipendente e che voleva un'offerta per i lavori fatti da lui. Da lì mi è preso uno stato di agitazione perché avevo paura per il mio ragazzo che aveva ferite nelle mani e avevo paura che si fosse attaccato l'AIDS solamente stringendo la mano a questo ragazzo. Subito mi sono venuti mille pensieri che non riuscivo a controllare. Ho pensato "e se si fosse ammalato?" Sono andata su internet per cercare informazioni su questa malattia e c'erano scritte le cose peggiori che può fare questa malattia, piangevo tutto il giorno ed avevo paura persino ad uscire di casa. Sono andata da vari psicologi che mi hanno detto tutti la stessa cosa: "tu non hai nessun problema, ora stai bene", ma io non mi sono mai sentita bene. Mi facevano parlare della mia famiglia che è impagabile, sono premurosi e considero i miei genitori più come amici, posso dir loro qualsiasi cosa. Mia sorella anche è stupenda per non parlare del mio ragazzo che adoro. Ho un ottimo lavoro come segretaria che mi garantisce anche una dipendenza economica. Insomma non mi manca niente ma non riesco a smettere di fare questi pensieri orrendi. Ho paura non per me, ma per tutti i miei cari che possano prendersi un giorno o l'altro una malattia che può portarmeli via. E le malattie che mi terrorizzano sono l'HIV e L'epatite C, forse perché ancora non sono state debellate, non lo so. Sono stata anche da un neurologo che mi ha prescritto Anafranil, il massimo dosaggio che ho preso è stato 25 al mattino e 25 la sera, dicendomi che non ne ho bisogno perché io sto bene. Ma io non sto affatto bene e ultimamente non so se sarà il cambio di stagione vado a pensare alle cose che magari non sono accadute ma che la mia mente elabora per farmi pensare:"E se questo fatto è accaduto e non me lo ricordo?", "se mio padre fosse venuto a contatto con il sangue di quel malato d'AIDS?? Il mio ragazzo ha dato la mano a quel ragazzo che aveva una ferita sanguinante in mano, e se anche il mio ragazzo fosse stato ferito potrebbe prendersi l'epatite C o addirittura l'Aids? Tutti i giorni vivo con questa angoscia tanto che a volte penso di lasciare il mio ragazzo per evitare di farlo soffrire. Lui in parte sa della mia situazione ma non sà che ogni giorno vivo questo calvario. Per me alzarmi la mattina significa affrontare una giornata piena di ansie e paure. Ho paura della mia mente, di cosa può andare a ricordare. Sono addirittura arrivata a scrivermele le cose perché quando sono in ansia vado a pensare chissà cosa ma se me lo trovo scritto quello che è successo quel giorno riesco a tranquillizzarmi. Sto veramente male, ma nessun psicologo è stato in grado di capire in questi 4 anni che ho un problema che mi limita, che non mi fa vivere serenamente la giornata. e il brutto è che ho consultato vari psicologi e mi hanno detto tutti che stavo bene. Io voglio tornare la ragazza di un tempo, spensierata, senza questi brutti pensieri, con la voglia di vivere. Aiutatemi voi ad uscire da questo tunnel infinito, voglio stare bene. Mi scuso per essermi dilungata e spero che non cestinate la mia domanda. Grazie mille.mimy
R: Cara mimy, io non credo che lei stia bene. Penso invece che tutto questo suo rimuginare e pensare e lo stato d'ansia in cui vive le portino molto malessere. Con le poche informazioni che lei mi dà posso solo fare alcune ipotesi ma non sono in grado di darle una ?dritta? vera e propria. Le posso fare una domanda provocatoria che la può aiutare a pensare: che rapporto ha con l'aggressività sua e degli altri? Le consiglio di cercare un altro psicologo e di andare a farci qualche chiacchierata. Saluti Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Margherita--------
D: Salve, sono separata. Dopo anni di violenze psicologiche e fisiche ...trovai il coraggio di lasciare un uomo che mi faceva soffrire e che negava tutto. Mi svegliavo la notte con crisi di panico e lui che mi diceva, ho dovuto scuoterti perché avevi una crisi di pianto. Ma in verità mi terrorizzava. Ora sto vivendo una bella storia d'amore con un uomo sposato, ma non sono felice. Lui mi dice che ci vuole tempo per lasciare una moglie che non ha mai fatto nulla di male. Che ancora ci dorme insieme perché tra loro è finito tutto da anni. Che io non capisco. Gli ho fatto capire che deve uscire da quel letto nel rispetto mio. Lui dice invece che lei soffrirebbe troppo...e così fa soffrire me. Mi ha detto che ha deciso di andare ad abitare solo, che ha bisogno di tempo. E' già passato un anno.... Nessuno deve sapere di me. Lei non deve sapere. Intanto mi chiama quando può e quando vuole per stare con me. Partiamo e stiamo bene. Ma ogni ritorno per me è l'inferno. Sapere che ritorna nel letto con la moglie mi uccide. Sto male. Perdo la voglia di cucinare di dormire di mangiare. Sento di soffrire tanto ma non trovo il coraggio di lasciarlo.....Perché? Perché prima le violenze ora i soprusi. Perché non mi amo? Come posso uscirne? Grazie. Margherita
R: Cara Margherita, lei dice bene, non si ama mica tanto. Nelle due relazioni che mi descrive lei si trova ad affrontare una grandissima sofferenza a causa di persone che non la rispettano. E la cosa singolare è che, malgrado tutto questo dolore, lei non riesca a lasciarli. Sembra quasi che , piuttosto di non rimanere sola, lei sia disposta a farsi fare di tutto. E' davvero convinta di non meritare di meglio? La separazione, il distacco, l'abbandono sono situazioni dolorose per chiunque, ma per alcune persone sono eventi veramente insuperabili. In questo caso sarebbe meglio chiedere aiuto ad uno specialista. L'incapacità di separarsi e la dipendenza dagli altri crea molto malessere e costringe le persone a fare scelte sbagliate per mancanza di libertà. Margherita, tutti hanno il diritto di essere amati e rispettati, lei compresa. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :ale--------
D: Tra pochi giorni dovrò sostenere l'esame di laurea, soffro di crisi di panico e ho il terrore di entrare in uno stato di forte ansia durante la discussione. Cosa potrei fare per concentrarmi sulla discussione senza entrare in uno stato di confusione più totale che non mi consentirebbe di dimostrare la mia buona preparazione? grazie ale
R: Cara Ale, per curare il panico è necessario sottoporsi ad una psicoterapia integrata con farmaci contro l'ansia. Una soluzione veloce la può trovare chiedendo al suo medico di famiglia di prescriverle un ansiolitico. Sappia però che questi farmaci possono curare solo i sintomi dell'ansia e a lungo andare provocano dipendenza. Finito l'effetto del farmaco, tutto torna come prima. In bocca al lupo per la discussione! Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :butterfly--------
D: Buongiorno. Vorrei avere un aiuto per riuscire a far comprendere una cosa al mio ragazzo: da quasi 4 mesi mia nonna è ricoverata in un ospedale distante da casa mia poco più di 1 ora e per raggiungerla devo prendere 2 treni. Il problema è che dato che lei ora si sta un pò riprendendo bisogna aiutarla a mangiare ,in famiglia ci alterniamo io,mia sorella,mia madre e ogni tanto mia zia .oggi è capitato che devo andarci io per tutto il giorno e aspettare che le passino la cena e poi vado via quindi arriverò a casa per le 20 o poco di più e prima al telefono quando gliel'ho detto lui è andato su tutte le furie non perché non vuole che io ci vada ma perché ha paura che mi possa capitare qualcosa e mi ha detto che se dovesse capitarmi qualcosa lui non sarà lì a consolarmi. Già qualche giorno fa è capitato che abbiamo avuto la stessa discussione per lo stesso motivo,anche perché lui dice che mia madre mi potrebbe dare la sua macchina in modo che anche lei sia più tranquilla..il fatto è che io e lui in questo ultimo periodo discutiamo parecchio (giorni fa non sapevamo se lasciarci o no non per mancanza di sentimenti ma per gli atteggiamenti, lui perché è piuttosto duro e possessivo e io perché a volte mi faccio influenzare da mia madre cosa che succedeva prima ma lui crede che capiti ancora adesso),in particolare ,per colpa di mia madre perché mi rompe sempre dato che lei non può vedere lui e viceversa. Lui prima se ne è pure uscito dicendomi: "ah allora ci sentiamo domani".io ho provato a chiedere la macchina a mia madre prima ma mi deve dare la conferma. cosa faccio?? butterfly
R: Cara Butterfly, l'amore e il possesso sono due cose diverse. Sembra che lei non sia libera di fare quello che desidera (e nel caso lo facesse, le capiterebbe qualcosa di brutto, come dice il suo ragazzo). Da quello che lei scrive, sembra che il suo ragazzo sia in lotta con sua madre per il suo possesso. L'amore è libertà e benessere. Ci rifletta. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Davide73--------
D: Da un paio di anni mi capita di fare un bilancio della mia vita e mi sento un fallito. Il mio desiderio è sempre stato quello di avere una famiglia, ma morale NON ho mai avuto una ragazza. Non riesco ad avere più fiducia in me stesso, non ho stima di me stesso, mi sento inutile, non ho più voglia di lavorare di fare niente. Vedo sempre tutto negativo. Spesso mi viene il desiderio di morire. Cosa posso fare ?????? Davide 73
R: Caro Davide73, le consiglierei una chiacchierata con uno psicoterapeuta. Se il suo malessere la porta a sentirsi senza via d'uscita, fino a pensare alla morte come unica possibilità di sollievo, forse è arrivato il momento che lei si prenda cura di se stesso. Tanti auguri. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :OIBAF 1968--------
D: Buongiorno, il mio problema comportamentale e' il seguente: faccio grossa fatica a relazionarmi con altre persone, non riesco a intervnenire in un dibattito pubblico, non riesco a parlare in pubblico, ecc. Ho convissuto con questo problema per 40 anni e oggi ho deciso che è il momento di risolverlo . Come ? OIBAF 1968
R: caro OIBAF 1968, credo che la psicoterapia di gruppo possa farle un gran bene. Questo tipo di tecnica ha il grossissimo pregio di aiutare le persone con problemi relazionali e permette il confronto tra le persone. Cerchi un terapeuta della coirag (www.coirag.org) nella sua zona. Saluti Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Triste 82--------
D: Gentili dottori, sono una ragazza di 25 anni, ho una laurea triennale, e adesso sto scrivendo la tesi di laurea specialistica. Ho dei carissimi amici, mi è sempre piaciuto uscire e stare in mezzo alla gente. Ho sempre conseguito ottimi voti negli studi, son sempre stata una ragazza un po' timida, ma socievole: rido e scherzo con tutti!! Ma a volte mi domando come io riesca a essere così forte. Le spiego. Da piccola sono stata molestata da tre "uomini". Il primo era il nonno di un mio amochetto, io avrò avuto 8-9 anni, e mi ha molestata per un periodo di tempo, non ricordo quanto. Era un "uomo" sorridente, gentile. Io non mi rendevo neanche conto del male che mi faceva, più volte si è permesso di toccarmi nelle mie parti intime. Quello che mi fa stare male è che io continuavo ad andare a giocare a casa di questo bambino, nonostante le attenzioni del nonno. Un secondo episodio è accaduto con un "uomo", un parente alla lontana, in due episodi ha provato a toccarmi... Per fortuna però poi l'ho rivisto molto raramente. Il terzo "uomo" è quello che ora come ora mi fa soffrire di più: è un amico di famiglia, e purtroppo lo è ancora oggi, perché io non ho mai avuto il coraggio di dire niente ai miei. Ma anche quest "uomo" mi ha molestata più volte, quando avevo circa 11,12 anni. Poi un giorno gli ho detto che se avesse continuato io avrei parlato con i miei, e lui ha smesso. Ora cerco di vederlo il meno possibile, lo evito, ma quando capita lui si comporta come se niente fosse. Ormai son passati anni da quei brutti momenti, e io ero riuscita a dimenticare per quanto fosse possibile queste cose così brutte. Ho passato anni molto felici, la mia famiglia è stupenda, ho delle carissime amiche, mi è sempre piaciuto uscire, ho fatto viaggi, conosciuto tante persone: una vita tranquilla e felice. Ma ultimamente il triste segreto di quegli avvenimenti della mia infanzia mi sta tormentando. Mi sento in colpa con i miei, che non sanno quanto faccia schifo il loro amico. Ma ora non ho il coraggio di parlare, distruggerei la loro vita, lo so. Mi sento tutto sommato una ragazza forte, ma ho una grande paura: dopo quello che mi è successo, riuscirò lo stesso ad avere una vita normale? Vorrei rimandare l'incontro con uno specialista perché ora come ora non lavoro, e non me lo potrei permettere. Ma ho deciso di trovare almeno il coraggio di parlare con una mia amica. Per favore, mi dia qualche consiglio! Grazie triste82
R: Cara Triste 82, il non detto, il segreto fa moltissimi danni. Se manteniamo dentro di noi un vissuto simile a quello che descrive, senza poterlo comunicare, è come se si ingigantisse e diventasse sempre più mostruoso. Credo che lei ne debba parlare con qualcuno che la possa capire. In quanto al fatto che lei non ne voglia parlare con i suoi perché pensa che li distruggerebbe, mi fa pensare che lei possa sentirsi in colpa per quello che le è successo. Lei è la vittima e non ha colpe. Credo che dovrebbe andare da uno specialista a rielaborare queste tremende esperienze di cui è stata vittima. Dimenticare non è possibile in certe situazioni. Tanti auguri. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :dyanira--------
D: Salve, avevo bisogno di alcune informazioni se possibile. Sono di Torino, ho 37 anni e sono lesbica. Ma non è quello il problema. Penso di aver trovato finalmente la persona giusta. Ma il problema é: é andato tutto bene finché non ho iniziato a farci del sesso, da quel momento in poi l'innamoramento che era molto forte, sta scemando. Siccome è già successo un'altra volta, prima di mandare in fumo un'altra relazione e la mia vita sentimentale, vorrei correre ai ripari. So da cosa è causato: mia madre mi ha inculcato che il sesso è male, peccato, vergogna, tabù tanto è vero che non posso raggiungere neppure l'orgasmo, cosa che per me è un problema secondario. Quello primario è: Se io faccio faccio l'amore odio la persona con cui lo faccio e mi disinnamoro. La mia domanda è: io ho individuato la matassa del problema, ma da sola non so districarla. Non credo di essere l'unica ad avere problemi del genere SI PUO' RISOLVERE? cosa devo fare? Come devo risolverlo? O devo rassegnarmi a non potere una vita affettiva-sentimentale? ho già avuto esperienze negative con psicologi e terapie infinite che non vedevano la luce, io che parlavo, parlavo, ma il problema era sempre lì, irrisolto. Grazie per l'attenzione Non ho neppure tutto questo tempo: i miei sentimenti x la mia lei stanno già cambiando....dyanira
R: Cara dyanira, le do la risposta che do di solito ai miei pazienti quando, per liberarsi di una dolore che li attanaglia, si lamentano della lunghezza della terapia: dyanira, per combinare tutto questo macello ci ha messo 37 anni. Come pretende che uno psicologo glielo risolva in due sedute? A parte le battute, io credo che per liberarsi dovrà fare una psicoterapia abbastanza lunga. Non c'è solo in gioco la sua libertà sessuale ma la relazione che lei ha con sua madre. Lei si comporta come se il corpo non fosse suo e come se la voce di sua madre fosse la sua. Lei non si autorizza ad usare il suo corpo per trarne piacere e rimane assoggettata alla regola di sua madre che le dice che il sesso è brutto e sporco. L'unico modo di uscirne è diventare autori, separarsi psicologicamente dalla famiglia e diventare adulti e responsabili di sé. Tanti auguri. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :david--------
D: Ho 30 anni,dopo vari anni di fidanzamento e dopo varie amanti mi sono sposato 1 anno fa. ora da un paio di mesi ho conosciuto una ragazza della quale mi sono innamorato davvero molto e per assurdo non riesco a raggiungere un'erezione con lei. Non ho mai avuto problemi di impotenza e con la mia moglie ho rapporti sessuali costanti (2-3 volte alla settimana) ma con lei non riesco. Ci abbiamo provato più volte, ottengo una misera erezione che dura un minuto e basta,non riesco a concludere! Il problema è che per interessi non posso lasciare mia moglie e con lei non posso avere la storia che vorrei, io la vedo come la donna della mia vita ma non posso averla e questo mi arreca ansia. lei mi piace, ma quando la vedo comincio a pensare che non riuscirò ad avere un erezione, alla mia famiglia che ha capito e continua a farmi pressioni,a lei che è la donna della mia vita ma non posso avere.... Come faccio a sbloccarmi? Perché mi capita questo? Non mi do pace perché con mia moglie riesco ad avere rapporti sessuali spesso, mia moglie non deve neanche sfiorarmi che ho già un' erezione, e con lei no. Sono 2 mesi che ci proviamo e niente...io non ho mai avuto problemi di impotenza ora che mi sta accadendo? david
R: Caro David, il fatto che lei affronti il rapporto sessuale con molta ansia e preoccupazione può essere la causa delle sue difficoltà di erezione. Un modo per sbloccarsi potrebbe essere quello di alleggerirsi, chiarendo la sua posizione con i suoi familiari e assumendosene le responsabilità. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :nami--------
D: Il mio è un così detto "matrimonio bianco". Non so perché non riusciamo a avere rapporti completi. Forse la nostra è solo cattiva educazione sessuale. Comunque sia questo problema provoca ad entrambi ansia e malumore soprattutto adesso che vorremmo un figlio. Siamo entrambi sulla trentina e finora non avevamo mai affrontato il problema. Probabilmente per imbarazzo ma adesso che c'è il fortissimo desiderio di diventare genitori abbiamo dovuto farlo. Siamo però ad un punto fermo. In entrambi c'è la volontà per risolvere il problema perchè crediamo fermamente nel nostro rapporto. Ci conosciamo da 12 anni e non abbiamo mai avuto crisi. Questo problema però ci rende oggi non completamente felici. Ogni tanto ho delle crisi di pianto e momenti in cui mi sento totalmente a terra, vuota, inutile. Mi manca il respiro e mi sento intrappolata. Affrontare la quotidianità sta diventando un peso. Niente è più stimolante, le giornate sono lunghissime. Il mio compagno, invece, si tiene tutto dentro. Cerca di sfogarsi con l'attività fisica ma lo conosco da troppo e troppo bene per non capire che sta male. Quando io e il mio compagno cerchiamo di parlarne lui si innervosisce parecchio (soprattutto se a me scappa la lacrimuccia) e vuole troncare il discorso. Se io insisto finisce sempre con una litigata. Sappiamo entrambi perché. Riusciamo a riappacificarci velocemente ma non riusciamo a fare passi avanti riguardo il nostro problema. Io, poi, sono quella che vorrebbe provare ad avere il rapporto completa. Credo che piano piano, parlandone e con la dolcezza riusciremo anche noi, spinti dall'istinto e dall'amore,a superare il nostro ostacolo. Lui invece ne ha paura, si sente mortificato e rifiuta il sesso. Specifico che il mio compagno non è impotente e che io non credo di soffrire di vaginismo in quanto nei nostri tentativi non arriviamo mai al punto in cui io potrei/dovrei sentire dolore. Quello che vorrei è ritrovare serenità e soprattutto convincere lui che la soluzione c'è e si può trovare insieme. Che non dobbiamo arrenderci e tormentarci fino allo sfinimento per questa cosa perché credo che serva solo a peggiorare il nostro stato d'animo. Crede che la psicoterapia ci possa aiutare? Nami
R: Cara Nami, il desiderio di avere un figlio può essere un elemento destabilizzante per il vostro rapporto di coppia. Siete rimasti insieme 12 anni senza crisi forse perché c'era un tacito patto tra voi due nel non avere rapporti sessuali. Ora che vorreste avere un figlio, è arrivato il momento di cercare di affrontare il problema che avete rispetto alla sessualità. Credo che per voi sia una cosa estremamente gravosa e al di là dell'amore e della dolcezza, che sono comunque necessari, vi consiglierei di farvi aiutare da uno psicoterapeuta di coppia. Auguri. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :paola--------
D: Credo di essere in una fase depressiva, ma la cosa più grave è che ne conosco il motivo. Io e mio marito molto spesso abbiamo lavorato insieme, ma da quando frequenta (4anni) per motivi di lavoro una collega, tutto e' cambiato. A questo si e' aggiunta una morbosa amicizia, una grande complicità d'intenti, di desideri e di idee ( tutto ciò che avevamo prima noi due). Il suo privilegiare questo rapporto, inevitabilmente mi ha messo di lato, e ciò mi ha scosso. Si lo ammetto sono gelosa, ma non credo sia giusto avere in nome del lavoro dell'ambizione e della serenità economica questo tipo di rapporto così stretto. Ho cercato di fargli capire che stava esagerando, prima con le buone maniere poi con le cattive. Ma non è servito a niente anzi si e' allontanato di più, accusandomi di non essere fiduciosa, di sbarrargli la strada del successo, di non amarlo,di essere possessiva e di avergli rovinato la vita. Abbiamo litigato continuamente e più volte le sue parole sono state pesanti. fino ad arrivare al giorno in cui mi ha detto non ti amo più, non possiamo stare più insieme. Per me e' stata ed è la disperazione più totale. Io lo amo molto e sto cercando di capire le sue esigenze, lui ha detto più volte che capirà le mie. Ma sinceramente quello che vedo da parte sua è solo compassione. E ciò riconosco che mi ha portato a una totale disistima di me stessa, non riesco ad essere più propositiva, fiduciosa, sto cercando di collaborare con lui e lei nel lavoro, ma molto spesso lei mi ostacola, cercando di essere sempre al centro dell'attenzione per far notare ancora meglio quanto sia brava e indispensabile. E lui purtroppo non intuisce, pensa che sia io che vedo sempre il male. Tutto ciò per me e' frustrante e dovendo inghiottire giorno dopo giorno mi ha portato a non sapere cosa sia più giusto fare. Datemi un consiglio,io amo mio marito e non voglio perderlo, ma non voglio stare con un uomo che non mi ama. Cosa posso fare. Sbaglio solo io ? Vorrei tornare ad essere la donna in gamba che ero prima, vorrei tornare ad essere la persona più importante per mio marito, vorrei essere amata da lui come una volta. paola
R: Cara Paola, l'esperienza di non essere ricambiati affettivamente, di essere sostituiti da un'altra persona, soprattutto quando si fonda la propria autostima sulla stima che ha l'altro di noi, è estremamente dolorosa e può farci cadere in una profonda crisi. E una persona in crisi spesso non si comporta nel modo migliore, non ha le reazioni migliori e non fa le scelte più appropriate. Paola, non le so dire se è lei che sbaglia o se è suo marito che si è allontanato per motivi suoi. Credo che dovrebbe cercare di dialogare con suo marito in modo costruttivo, eventualmente cercando aiuto, se lui è d'accordo. Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :ladyoscar--------
D: Ho due figli, il maggiore di 12 anni e il minore di 4. Il padre naturale del mio primogenito è sparito da 6 anni (dopo una convivenza orribile, durante la quale mi sottoponeva a violenze fisiche e psicologiche e terrorizzava il bambino). Mi sono sposata con un uomo meraviglioso che ha da subito considerato mio figlio come se fosse figlio suo. Abbiamo anche avuto un altro figlio, che adesso ha 4 anni. Il mio primogenito ha sempre avuto il terribile difetto di essere bugiardo, nega persino l'evidenza, sembra che creda addirittura alle bugie che lui stesso racconta. Ultimamente il problema è peggiorato e le sue bugie sono aumentate. Io sono casalinga, gli faccio sentire la mia presenza, cerco di spiegargli che il suo comportamento ci delude moltissimo. Tentiamo anche di fargli capire che le bugie creano problemi soprattutto a lui. E' tutto inutile. Lo abbiamo punito vietandogli di guardare la tv, gli abbiamo tolto la playstation e persino lo stereo. Inutile anche questo. Io e mio marito abbiamo tentato in tutti i modi: con la severità, con la dolcezza, castigandolo, cercando di farlo parlare dei suoi stati d'animo. Sembra pentito, ma poi, non appena cerchiamo di dargli fiducia, lui ci pugnala alle spalle. Aggiungo che anche il padre naturale del bambino era un bugiardo. Non so più cosa fare, anche perché con le sue bugie, ultimamente si è messo nei guai a scuola. ladyoscar
R: Cara ladyoscar, la bugia a volte serve per tutelare un proprio spazio intimo, personale che si crede venga invaso. Altre volte può essere un segno di disagio. Il vostro ragazzo ha 12 anni ed è presumibilmente nella fase della preadolescenza e può essere che utilizzi le bugie per tenere gli adulti fuori dai suoi spazi personali. Credo che dovreste stare attenti al modo in cui gestite questo comportamento: nella sua mail scrive che il ragazzo vi delude e vi pugnala alle spalle. Forse quello della menzogna è l'unico modo che il ragazzo ha trovato per cercare di rendersi autonomo e, in quest'ottica, la bugia non è un tradimento nei vostri confronti, ma dicendogli così lo colpevolizzate. Vi consiglierei di chiedere una consulenza ad uno psicologo per trovare un modo equilibrato di rapportarvi al vostro ragazzo. Auguri, Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Etiopia--------
D: Prima di porre la domanda descrivo dei tratti della mia persona, in modo da avere una risposta utile. Sono un uomo di mezza eta', non vivo un buon rapporto con mia madre: la trovo aggressiva, fredda e distante. Mi tratta in ogni discussione come fossi un cretino e penso che sia la principale responsabile della mia insicurezza e fragilità emotiva. Ho perso mio padre dieci anni fa, morto per un incidente sul lavoro, e per anni ho vissuto un feroce senso di colpa: che spero di aver superato, dandone una ragione non colpevolizzante. Con le donne non ho buoni rapporti, sono diretto e voglio tutto sin dal primo contatto, non so aspettare: vivo rapporti superficiali, leggeri, affettivamente poco profondi. Nel lavoro, faccio l'operaio pur avendo una laurea, mai spesa. Nella vita sociale, ritengo che la società in cui sono cresciuto mi consideri un fallito, imputandone la ragione ai postumi della morte tragica del padre. Sono una persona sensibile, affettuosa, e facendo un test di psicologia analogica sono risultato un tipo ego maschio, cerchio-triangolo. Vorrei affrontare colloqui di lavoro inerenti il mio titolo di studio, ma la paura di essere respinto mi blocca, ritengo la causa sia dovuta ad una mancanza di autostima, dovuta alla carenza dell'affetto materno ed al senso di colpa patito fino a poco tempo fa' del lutto familiare: sapreste darmi consigli pratici e di metodo per superare questa situazione che non mi permette di avere una vita soddisfacente? Etiopia
R: Caro Etiopia, non ho consigli pratici da darle né conosco metodi per superare il malessere che lei descrive, a parte la psicoterapia. Di sicuro le persone più significative dell'infanzia (i genitori) ci insegnano il loro modo di entrare in relazione con gli altri. A volte non insegnano il modo migliore e più funzionale di relazionarsi e sta ai figli cercare di modificarlo. Lei descrive i suoi rapporti con l'altro sesso come superficiali, leggeri e affettivamente poco profondi, un po' come descrive sua madre: fredda e distante emotivamente. Un altro aspetto che lei cita è quello dell'autostima: sicuramente una persona cresciuta sentendosi dare del cretino ha molte più difficoltà a stimarsi per quello che è. In questo caso lei ha due possibilità: o si conforma al valore che le ha dato sua madre e quindi si comporta da cretino sottostimandosi e svalutandosi, oppure si assume le sue responsabilità di adulto e va oltre a tutto quello che le è successo nell'infanzia. Per fare ciò credo che lei abbia bisogno di un aiuto. Auguri. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Cst_mra--------
D: Da giorni mi chiedo se ho bisogno o meno di un consulto psicologico. Apparentemente non mi manca nulla: sono da poco laureata con il massimo dei voti, ho un lavoro precario nell'ambiente dello spettacolo ma buone prospettive future, vivo in una villa lussuosa con i miei genitori e mio fratello, godo di buona salute, frequento persone altolocate... una vita invidiabile. Sono sempre stata sola, a parte qualche breve flirt. Sono sempre stata insicura del mio aspetto fisico, e vergognandomi del mio scarso successo in ambito sentimentale, ho costruito e raccontato agli altri una serie di menzogne, un fantomatico passato amoroso. Ho avuto il primo rapporto sessuale a 24 anni, con un ragazzo più giovane di me incontrato in vacanza. ho avuto un altra breve e travagliata storia con un mio collega coetaneo, e un paio di altri rapporti. una costante?Sono sempre stata poco stimata, tradita, sfruttata anche economicamente. Sin da molto giovane ho barattato i sogni di celebrità di molte coetanee con il desiderio di una famiglia, di figli, di una vita agiata senza eccessi, di un buon lavoro. ma mi sono convinta che il principe azzurro come lo volevo io (bello, simpatico, brillante, intelligente, istruito, benestante) non esiste. Sette mesi fa ho incontrato un uomo, 11 anni più grande di me, con una figlia e un'ex convivenza finita ufficialmente questo autunno. Ci amiamo. Lui vive da solo, in un appartamento popolare che ha appena acquistato non senza fatica, scegliendo di vivere vicino a sua figlia, ovvero nella periferia sud di XX, a 60 km da casa mia. Mia madre è stata la mia confidente fin dal primo giorno, e mi ha sempre incentivato a vivere questa storia. Mio padre non approva questo legame, ma è troppo vigliacco per dirmelo apertamente. Io invece... sono nella nebbia. Per la prima volta nella mia vita mi sento amata completamente: una sensazione che non avrei mai creduto di provare. Ma ho paura. Ho paura di non riuscire a superare la gelosia (e l'invidia) che nutro per la sua ex e per la loro bambina. Ho paura che lui non corrisponda alle aspettative dei miei genitori. Ho paura che a lungo andare io mi possa stancare di lui. Ho paura di ferirlo troppo nel caso in cui decidessi di finire questa storia. ho paura che lui non mi possa garantire un futuro come lo desidero io, sia dal punto di vista familiare che economico. Ho paura di perdere tempo. Per lui sono un punto di riferimento, un sostegno per qualsiasi cosa. mi racconta dei suoi problemi, mi parla delle preoccupazioni del lavoro che è precario, delle preoccupazioni per i soldi che mancano sempre, delle preoccupazioni per il rapporto con la figlia... e tutte queste preoccupazioni dentro di me si mescolano alle mie preoccupazioni e diventano ansie intollerabili. Penso troppo al mio futuro, vorrei delle certezze che so di non poter avere. Forse vorrei il principe bello ricco e intelligente che tutte sognano... ma se poi non mi ama come fa lui? Tutti questi pensieri mi stanno consumando. cst_mra
R: Cara Cst_mra, è come se dovesse scegliere tra l'uomo di cui è innamorata e la sua famiglia e rinunciare completamente o a uno o all'altra. Se è in questi termini, la scelta è sicuramente difficilissima. Invece, credo che la scelta non sia così drastica ma che includa un cambiamento nella relazione tra lei e i suoi genitori. E' come se per la prima volta, lei dovesse fare una scelta da adulta: quest'uomo è più vecchio di lei e ha addirittura una figlia, non è la relazione da ragazzi di cui ha avuto esperienza. In più non corrisponde alle sue aspettative (il principe azzurro con il cavallo bianco) e nemmeno alle aspettative che presume i suoi genitori abbiano. Però lo ama e si sente amata da lui per la prima volta nella sua vita. Stare con quest'uomo la porterebbe a dover rinunciare al suo ruolo di figlia e ad assumere il ruolo di adulta e lei è molto preoccupata di non esserne all'altezza. Le sue paure sono perfettamente comprensibili, non è un passo facile ma è necessario. Per quanto riguarda il denaro, vorrei ricordarle che appartiene ai suoi genitori, non a lei. Uscire dalla famiglia può voler dire provvedere a se stessi anche economicamente, cosa che prima o poi dovrà fare per diventare adulta e per essere soddisfatta di se stessa. Lei ha giustamente paura ma prima o poi dovrà camminare sulle sua gambe e in questo momento ne ha l'occasione. Auguri. Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Vaniglia--------
D: Gentili Dottori,vi chiedo una consulenza perché fino ad ora nessun medico mi ha rassicurata su questo mio problema. Premetto che sono stata in cura con diversi dottori perché mi è stata diagnosticata tempo fa la distimia e tutti i rapporti che intraprendo (di lavoro o interpersonali) risultano per me sempre molto difficoltosi. Ora il problema che più mi assilla è di tipo sentimentale: frequento un ragazzo da quasi 2 anni, lui ha deciso di andarci piano nel senso che non vuole ancora avere rapporti con la mia famiglia e non mi fa conoscere la sua,ancora si limita ad un timido "ti voglio bene"e non è molto capace di esprimere i suoi sentimenti per me perché ancora (dice lui...) non li ha capiti. Ma a parte questo...quando usciamo stiamo spesso da soli, in macchina e mi sale l'ansia...temo di annoiarlo! Nella mia vita non accadono certamente cose sconvolgenti e spesso ci sono i classici momenti di silenzio che per me diventano imbarazzanti. Non mi disturbano ma temo possano annoiare lui e portarlo a lasciarmi perché mi reputa noiosa, non so... e quando questi momenti si presentano entro nel panico più totale,non so che fare... volevo chiedervi: i momenti di silenzio capitano in una coppia? Se si come fare per risolvere la situazione e liberarmi da questo incubo che mi affligge? Grazie Vaniglia
R: Cara Vaniglia, i silenzi hanno un senso e un significato anche in psicoterapia. Si tratta di saperli ascoltare. Lei li vive come un vuoto e se ne angoscia perché pensa che il suo ragazzo si annoi. E' lei che si giudica noiosa. Forse per il suo ragazzo i silenzi hanno un altro significato, ne parli con lui. Avete poca confidenza perché vi conoscete da poco. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Gemelline 05--------
D: Salve, ho 31 anni, nel 2000 ho conosciuto G. e da tre anni siamo marito e moglie. Siamo genitori di due belle gemelle di due anni e mezzo e tra alti e bassi siamo arrivati ad oggi. In sette anni che ci conosciamo non sono mai riuscita a capire alcuni atteggiamenti di mio marito e per questo mi rivolgo a voi. Perché quando siamo insieme ad amici, parenti, colleghi di lavoro suoi, mio marito deve sempre sminuire la mia figura? Mi spiego: invitiamo mia sorella a casa e lui incomincia a rimproverarmi, urlando come un matto, perché il gatto aprendo la porta è entrato, immaginate le facce di chi lo vede in questo stato; se vado a trovarlo in ufficio e si complimentano con lui per la bella moglie e le figlie, reagisce sottolineando che solo le figlie sono da apprezzare; parlando con amici di me dice che assomiglio al cestino della spazzatura, scoppiando in una risata che, ovviamente, fa sghignazzare amici o chiunque altro; andiamo per i negozi, mi chiede il parere su un acquisto, do il mio pensiero, fa l'acquisto e, non appena arrivati a casa, incomincia a inveire contro di me, dicendo che gli ho fatto acquistare qualcosa che non metterà mai e il più delle volta ritorna a cambiarlo; gli domando di acquistare dei biglietti per un concerto al quale mi piacerebbe tanto andare e mi risponde che ci posso andare sola perché a lui non interessa. L'indomani mi chiama dall'ufficio dicendomi che le sue colleghe vanno allo stesso concerto e che anche a lui farebbe piacere andarci. Concludo con la cosa che più mi dà fastidio: lo chiamo al cellulare e mi risponde male, dice solo sì e no, perché dice che sta lavorando e davanti agli altri non vuole rispondere. Vuole fare capire agli altri che è lui che comanda? Boh! Non so che pensare. Mi piacerebbe avere un parere o un consiglio. Che vuol dire questo modo di fare? Aspetto la vostra risposta. Grazie. Aspetto gradita risposta. Gemelline 05
R: Cara Gemelline 05, non so che significato possa avere il comportamento di suo marito. Ha mai chiesto a suo marito perché si comporti in questo modo? E perché lei si lascia trattare così? Si chiede in cosa sbaglia ma non nota che suo marito le manca profondamente di rispetto. Le relazioni si fanno in due, cara Gemelline. In una coppia non esiste un carnefice se l'altro non si pone nel ruolo di vittima. Ci rifletta. Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :simona--------
D: Salve, il mio nome è simona, ho 33 anni, sono sposata da 5 anni ma stiamo insieme da 15. abbiamo due bellissimi bambini di 4 e 1 anno. Da circa una settimana, dopo quasi due anni, in cui il nostro matrimonio e il nostro amore, è andato via via deteriorandosi, abbiamo deciso di prenderci una "pausa di riflessione". è tornato a casa dai suoi genitori ma vede tutte le sere i bambini (forse più adesso che prima!) Conviviamo con i miei genitori, e ciò ha contribuito a non far prendere a mio marito le sue responsabilità, in termini di impegno nei confronti dei bambini, e in troppi spazi che pian piano ha sottratto a me e i bambini, per dedicarli ai suoi svaghi. Non c'è un'altra storia, ma solo voglia di evadere dagli impegni familiari... Io lo amo ancora a prescindere dai problemi che abbiamo, ma lui dice di non saperlo più. Il problema però, non è questo. Il bambino di 4 anni, ha iniziato da qualche giorno, a non trattenere più le feci. Abbiamo eliminato il panno quando aveva solo 2 anni, e ora invece, è da tre giorni che ogni giorno per due volte cadadie si fa addosso! Ho cercato di spiegargli che mamma e papà hanno dei problemi che non dipendono da loro, e che tutti e due li amiamo molto. E' necessario un supporto psicologico? Grazie. Simona
R: Cara simona, la perdita del controllo sfinterico in un bambino che ha già acquisito questa funzione è solitamente un sintomo di forte malessere psicologico. Inoltre, credo che un bambino di 4 anni non possa capire che i genitori hanno dei problemi e che gli vogliono bene lo stesso. Il bimbo non doveva nemmeno esserne coinvolto. Per lui è una catastrofe, una situazione che mette a rischio la sua sopravvivenza perché non ha gli strumenti né cognitivi né emotivi per affrontarla. Chieda aiuto ad uno psicologo dell'età evolutiva per farsi aiutare in questa difficile situazione e per rassicurare il bambino. Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Marpho--------
D: Gentile staff, salve. Vorrei ringraziarVi innanzitutto per la possibilità' che mi viene offerta di consultare dei professionisti. Ho davvero bisogno di un Vostro parere. Temo altrimenti, di poter rovinare la relazione che ho attualmente. Da una semplice curiosità', che mi ero posto inizialmente, adesso il tutto sta sfociando in una ossessione, paura di scoprire se c'è dell'altro e che cosa; il tutto produce ansia, nervosismo, malessere e, mi sta portando ad auto-creare situazioni che in realtà' non sono neanche sicuro se sono accadute davvero. Questo sta intaccando sempre più' il rapporto con la mia donna. Mi spiego meglio. Per la prima volta in vita mia ho incontrato qualcuno di veramente importante. Ci amiamo e ci siamo sposati. Storia meravigliosa. Pero' adesso sto incontrando alcuni ostacoli, forse dettati da stereotipi che io ho prefissati in mente. Parlando recentemente, con mia moglie, delle sue passate esperienze sessuali (perché' lei non vuole sapere delle mie per non star male), di cui già prima ne ero un po' al corrente, sono venute a galla cose di lei che a me piacciono poco. Sono semplicemente andato a scavare di più' nei dettagli di cose che lei già mi aveva detto. E lei con la massima sincerità' ed onesta' mi ha risposto a tutto. Ha sempre detto di non aver niente da nascondere. Premetto di avere un concetto di "brava ragazza" piuttosto puritano, forse troppo. Per me una ragazza e' da considerarsi "brava" secondo il numero dei rapporti sessuali che lei ha avuto. Più' ne ha avuti e meno e' brava! Sciocco o sbagliato...e' cosi' che figura nella mia testa. Provengo da una famiglia dove i miei genitori e parenti, da entrambe le parti, non hanno avuto altri rapporti all'infuori di quelli con i quali poi si sono sposati (intendo ovviamente rapporti sessuali completi), quindi un rapporto soltanto (come appunto i mie genitori). Altri tempi, altri valori, altra scuola...sicuramente!Uso quindi la situazione dei miei genitori, che io trovo esemplare, come metro col quale misurare l'essere brava, della mia brava ragazza. Mi sarebbe piaciuta, ovviamente, una ragazza con meno rapporti sessuali possibili! Vi dico di lei ora: lei ha 27 anni. Ha avuto tutte le sue relazioni, con o senza sesso, tra i 14 ed i 21 anni. Poi si e' presa una pausa di oltre 3 anni. Di fatti tra i suoi 21 ed i suoi quasi 25 anni, dopo che le sue precedenti relazioni si sono tutte concluse (da lei), non ha più' avuto ragazzi. Ci siamo incontrati quando lei aveva quasi 25 anni. Lei ha avuto un totale di 4 relazioni durature, durante le quali ha avuto i suoi rapporti sessuali: La prima storia durata 3 anni (il classico primo fidanzamento da adolescenti), una di oltre 1 anno, un'altra 7 mesi (che io disapprovo, visto che il tipo aveva una figlia e, questo mi fa vedere la situazione come un qualcosa che poteva essere evitato in partenza) e, l'ultima di 1 anno e mezzo circa (dove era innamorata davvero). Ha sempre cercato la relazione e mai l'avventura. Ha perso la verginità' a 16 anni, durante il fidanzamento di 3 anni. Ha sempre aspettato un minimo di 4 mesi prima di concedersi al rapporto sessuale con il suo ragazzo (1 anno di attesa per il primo ragazzo con il quale e' stata 3 anni insieme). A 17 si rifiuto' di iniziare un rapporto sessuale con un ragazzo (con cui usciva da mesi) appena iniziato con del sesso orale (lui a lei). Lei non era neanche completamente svestita. Interruppe quasi subito e non fecero niente. La storia fini' li! Un'altra volta, con un altro (ed anche con questo ci usciva da settimane), si rifiuto' di far sesso perché' era troppo prematuro per lei e, non andarono oltre il bacio. Lui era un fotomodello, quindi anche un bel ragazzo. Con il suo ultimo ragazzo, incontrato quando lei aveva 20 anni, con il quale ha avuto una relazione di oltre un anno, (ma a distanza perché' lui era di una città' diversa dalla sua) e, di cui era innamorata, a mio avviso, si e' lasciata andare un po' troppo, facendoci sesso in luoghi pubblici (2 volte), non di sua iniziativa pero'. Con lui , per la prima volta, ha fatto sesso orale, lei a lui, utilizzando anche miele e frutta, non di sua iniziativa. Lei vede il rapporto orale molto intimo e dice di essersi sentita in imbarazzo dopo essersi lasciata andare in questi episodi. E' sempre stata una ragazza timida e riservata. Con me si e' data anche un po' di più' che con i precedenti, pare, perché' dice di essere innamoratissima. E' già scoppiata a piangere diverse volte dopo che mi ha visto visibilmente stupito, risentito e contrariato riguardo a questi episodi. Per lei non ha fatto niente di male. Per me...forse si. DOMANDE: 1) E' possibile che una ragazza timida e riservata, come lei dice di essere, giunga a compiere questi atti, che io considero, alquanto trasgressivi? 2) E' naturale che, anche se non di sua iniziativa, possa essersi lasciata andare vincendo la timidezza e, concedendosi oltre (per poi vergognarsene)? 3) Devo considerare "troppi" il numero dei rapporti sessuali (4 completi) che lei ha avuto, relativamente all'arco temporale in cui sono accaduti o alla sua eta'? Il mio problema, fondamentalmente, e' che conosco le ragazze di alcuni miei amici e loro hanno avuto molti meno rapporti della mia ragazza (un massimo di 2 contro un totale di 5, me compreso, della mia). Sono coetanee. Questo, ai miei occhi, getta un'ombra sull' essere brava ragazza della mia lei, ovvero...c'è' chi e' più' brava di lei. Quindi più' ci allontaniamo da quel numero, 2, che per me e' il numero ideale di rapporti da dover avere, per essere brava e, peggio e' ovviamente. Tutto ciò sta diventando una ossessione, che rimbalza costantemente nella mia testa, che fa male dentro e che mi porta a vederla da un punto di vista differente e forse sfalsato. L'immagine che io ho di "timida e riservata" e di "brava ragazza" non coincide totalmente con quella che lei adesso mi dà di sè. Inoltre non mi va giù' il fatto che tutti i suoi ragazzi si concentrano nei suoi primi anni di giovinezza ed esperienza, perché' ai miei occhi sembra quasi che lei andasse alla ricerca...o a caccia, quando invece pare che non sia mai stato cosi'. Sbaglio io? Dove sbaglio, nel caso? Perché' sbaglio? Io, al contrario di lei, non ho avuto lunghe relazioni. Può' essere questo il motivo? Il mio comportamento ossessivo, alla scoperta di nuovi fatti e le mie continue domande stanno minando seriamente il rapporto. Dormo anche poco. Anche perché' poi finisco per non credere neanche più' alle sue risposte. Per cortesia rispondetemi! Confidando e sperando in una Vostra cortese risposta, colgo l'occasione per ringraziarVi anticipatamente per l'utilissimo servizio offerto e, per porgerVi i miei più' sinceri saluti. Marpho
R: Caro Marpho, quando dice di avere un comportamento ossessivo, mi trova d'accordo. Non mi trova assolutamente d'accordo sull'idea che lei ha di brava ragazza. Una brava ragazza è una ragazza inibita socialmente, sessualmente e affettivamente? Vorrebbe una donna così? Il sesso per lei è una cosa sporca o una manifestazione di amore e una normale funzione fisiologica? Lei disprezza le donne che acconsentono ad avere rapporti sessuali con lei? La contabilità ossessiva che lei sta tenendo sui rapporti sessuali di sua moglie forse le serve per mascherare e spostare su di lei il brutto rapporto che lei ha con la sua sessualità e i suoi sensi di colpa. Spero che si renda conto del fatto che sta usando violenza su sua moglie comportandosi in questo modo e giudicandola. Il fatto di sapere che sua moglie ha avuto alcune (POCHE) esperienze può far crescere la sua insicurezza, dal momento che lei non ha avuto lunghe relazioni. Mi viene da pensare che l'aver avuto esperienze permetterebbe a sua moglie di fare confronti tra lei e gli altri ragazzi. Quando sua moglie dice che non c'è nulla di male, ha ragione. E' lei, Marpho, che vede la sessualità come qualcosa di sporco e di disdicevole. Il modello a cui lei fa riferimento è antico e frutto della repressione di una parte naturale della persona. Le persone mangiano,dormono, bevono, respirano, amano e fanno l'amore. Il sesso è una parte importante del rapporto di coppia e deve essere soddisfacente perché un rapporto duri. E' necessario imparare ad amare e a lasciarsi andare, avere esperienze diverse sia per conoscere se stessi sotto questo punto di vista, che per riconoscere il partner giusto per noi. Per sua moglie è una cosa naturale, per lei no. Le consiglio di cercare uno psicoterapeuta e intraprendere una psicoterapia per lenire il malessere e la continua ruminazione mentale, ossessiva, che stanno logorando lei e la sua compagna e rivalutare e mettere in discussione il rapporto non libero che ha con la sua sessualità. Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Dodici--------
D: Salve, ho un rapporto conflittuale soprattutto con mia madre. Questo risale dall'età adolescenziale e da quando sono anch'io diventata madre la situazione si è acutizzata,comportando anche numerosi conflitti con mio marito. La sensazione che ho, che provo ogni volta che mi trovo a contatto con lei è di continua inadeguatezza e il comportamento che attuo è quello di una forte difesa che mi porta ogni volta a dover dimostrare di essere in grado di fare le cose in modo giusto. Tengo a precisare che mi sono laureata con il massimo dei voti,ho trovato subito lavoro nell'ambito dei miei studi dove ho raggiunto anche livelli di responsabilità elevati (ho gestito in qualità di responsabile pedagogica un nido privato con un utenza di 60 bambini e 13 dipendenti...),sono felicemente sposata con il mio fidanzato storico (siamo insieme da 22 anni) che ha un buon lavoro e non ci fa mancare niente. Quando è nata mia figlia ho cercato una baby sitter che si prendesse cura di lei quando sarei tornata a lavoro per evitare di affidarla ai nonni e per evitare situazioni spiacevoli conoscendo mia madre,ma purtroppo non è servito a molto e la mia scelta di lasciare il lavoro in parte è dipesa molto anche dal suo atteggiamento nei confronti di mia figlia. Quello che mi da più fastidio è che ogni volta che vuole vedere la bambina vorrebbe portarsela via lasciandomi da sola e giustificandosi dicendo "così puoi fare le tue cose con calma....", ma nessuno le ha mai chiesto una cosa simile ! Cosa posso fare per migliorare questa situazione? Visto che ogni volta che provo a parlarci finisce che litighiamo di brutto e penso che l'unica soluzione sarebbe quella di chiudere definitivamente i rapporti, ma non voglio farlo perché non voglio privare la mia bambina del suo rapporto con la nonna e voglio che sia lei a giudicare il comportamento quando sarà più grande e non condizionarla. Potete aiutarmi? Sono a disposizione per qualsiasi altra informazione che possa aiutarvi a comprendere meglio il quadro della situazione. Grazie. Dodici
R: Cara Dodici, al di là di quello che dice o fa sua madre, lei dice di sentirsi fortemente inadeguata di fronte a lei e di doverle dimostrare di essere una persona capace e brillante. Credo che il problema sia suo, cara Dodici, a prescindere da ciò che sua madre le dice. A volte i giudizi degli altri hanno una forte risonanza dentro di noi: ciò accade quando il giudizio che viene espresso dagli altri è lo stesso che noi abbiamo di noi stessi, dal quale ci difendiamo strenuamente. Se lei non avesse la stessa idea di sua madre, qualsiasi giudizio ingiusto non la colpirebbe così tanto. Quanto potere dà a sua madre? Perché le rende conto di quello che fa? Vorrebbe che sua madre la approvasse? Credo che la soluzione che lei prospetta sia una non-soluzione dolorosa per tutti, per lei, per sua madre e per sua figlia, e il suo problema di autostima e di non riconoscimento del suo valore rimarrebbe inalterato. Non è sua madre che deve nutrire la sua autostima o riconoscere il suo valore. E' lei, cara dodici, ora che è adulta, che deve imparare a farlo. Lo psicologo aiuta in questo ma in molti casi ci si può anche riuscire da soli. Saluti, Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Shine--------
D: Salve, sono una ragazza di 24 anni, studentessa fuori sede iscritta alla facoltà di KKK. Vi scrivo perché la mia vita da due anni a questa parte è diventata un alternarsi di momenti di apparente tranquillità a momenti di sconforto, di depressione (non clinicamente intesa) e di stati d'ansia legati allo studio ma soprattutto alla mia vita privata e in particolare affettiva. Proprio due anni fa infatti ho avuto modo di approfondire l'amicizia con un mio collega...da lì è stato un crescendo...l'amicizia è diventata amore... Devo ammettere che nonostante le storie precedenti non mi era mai capitato di provare un sentimento simile...immaginavo già la mia vita con questa persona, immaginavo che avremo costruito insieme qualcosa di meraviglioso...sembra che l'amore ti apra mille strade e che ti spinga a correrle tutte...e io sarei stata più che disposta a percorrerle con lui se ad un certo punto non si fosse rivelato omosessuale...Da lì mi è sembrato di precipitare in un baratro...posso capire che la cosa in sè possa sembrare banale...tutti ci innamoriamo prima o poi e tutti prima o poi e in qualche modo finiamo con il rimanerne feriti...ma ciò che mi preoccupa è l'effetto che alla lunga questa esperienza e questa delusione hanno avuto nella mia vita di relazione...Io non riesco più ad innamorarmi, sono inibita nelle relazioni con altri ragazzi, negli altri inconsciamente e invano cerco lui...vivo periodi in cui mi sembra di aver superato la cosa e di aver seppellito questo scheletro...ma quando il sentimento riemerge come un vulcano che riprende la sua attività dopo anche lunghi periodi di riposo...ecco lì sto male...mi sento depressa, angosciata come se mi sentissi impossibilitata a raggiungere quel minimo di serenità cui aspiro...spesso mi abbandono a pianti isterici per il senso liberatorio che mi danno...credo che al di là della vicenda in sè il problema sia dentro di me e che abbia delle radici più profonde...solo che non capisco... Lui adesso è l'amico con cui condivido gran parte degli aspetti della mia vita e penso che non riuscirei mai a farne a meno...tuttavia...lui è completamente ignaro di tutto questo...sa che un tempo presi una cotta per lui...ma non credo che possa immaginare quanto il mio sentimento nei suoi confronti abbia potuto ledermi così...Ho bisogno che qualcuno mi dica qualcosa...che mi dica cosa possa fare che non sia smettere di frequentarlo...so già che non servirebbe...Grazie anticipatamente. Shine
R: Cara Shine, credo che lei sia molto spaventata all'idea di mettersi in gioco in una relazione d'amore. Forse per questo continua a cercare una relazione impossibile con una persona non disponibile. Non le posso dire cosa deve o non deve fare, a parte riflettere sulla paura che ha di essere ferita profondamente e di ritornare in uno stato di prostrazione come quello che ha provato quando ha scoperto di non poter essere ricambiata. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Paola--------
D: Sono una studentessa dell'università di XXX, ma sono nata e cresciuta nella provincia di ZZZ. Ho scritto perché a 20 anni non sono ancora riuscita ad aprirmi all'amore. Inizialmente pensavo che la colpa fosse negli altri; ragazzi troppo brutti, troppo vanitosi, troppo noiosi o troppo espansivi. Devo però far notare che non sono mai riuscita a far durare un "rapporto" più di un giorno; magari mi trovavo abbastanza bene, ma una volta a casa, da sola, con i miei pensieri, mi viene una sorta di "panico", e cerco dei difetti alla persona con cui sono appena uscita per avere l'anima in pace e non vederlo più. Sommando tutte e queste cose e altre mi sono dovuta ricredere, e confermare a me stessa che il problema non sono gli altri ma sono io... io sono quella che ha qualcosa che non va... La cosa strana è che io penso sempre ad una vita di coppia, adoro pensare che in un domani avrò una famiglia e dei bambini, ma proprio non riesco ad aprirmi. sono anche sempre tesa, non riesco mai a rilassarmi durante un incontro, penso sempre a cosa dire, cosa fare e come comportarmi... Sono confusa e non riesco a capirmi... Paola
R: Cara Paola, innamorarsi vuol dire mettere se stessi, il proprio mondo e il proprio cuore nelle mani dell'altro e rischiare che l'altro non ci voglia, non ci ricambi e che ci spezzi il cuore. E' un'emozione che può fare molta paura. Mi viene da dire che lei decida in partenza che sarà giudicata, analizzata e poi rifiutata, motivo per cui è attentissima e in tensione quando esce con un ragazzo, come se non sia possibile che lei possa piacere se si comporta con naturalezza. Per evitare tutto questo, lei per prima fa quello che suppone che il ragazzo possa fare: lo lo giudica e lo rifiuta lei per prima! Saluti, Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Lovesong--------
D: Buongiorno. Non sono mai stata molto propensa a parlare delle mie cose con estranei, ma penso che questa volta da sola non ce la faccio a superare il mio problema. Ho 22 anni e sono sposata da quasi 2. Da 5 mesi io e mio marito stiamo provando ad avere un bambino..con scarsi risultati. So che non è molto, che ci sono persone che aspettano anche anni per coronare il loro sogno di diventare genitori..ma a me questa cosa mi sta mandando in depressione. In più 3 mie amiche sono rimaste incinte senza il minimo sforzo e ammetto di provare invidia nei loro confronti tanto che non riesco più a frequentarle. Voglio bene alle mie amiche e sono contenta per loro...ma continuo a pensare: Quando toccherà anche a me? Ormai non faccio altro che piangere, non riesco a pensare positivo, sono convinta che non riuscirò mai ad avere figli. Sono cresciuta convinta..forse anche un pò ingenuamente...che rimanere incinta fosse la cosa più facile del mondo...anche perché sono frutto di un errore...e invece ora per me sembra la cosa più difficile da raggiungere. La mia vita sarebbe perfetta se non ci fosse questo problema. Ho un bel lavoro che posso fare da casa..ho un marito stupendo che mi sopporta fino all'infinito...eppure non riesco ad esser felice...e non so più come uscirne. La ringrazio per avermi ascoltato e se vorrà aiutarmi. Distinti Saluti. Lovesong
R: Cara Lovesong, di sicuro sta affrontando una situazione delicata che smuove moltissime emozioni. Le preoccupazioni e l'ansia di sicuro non facilitano il concepimento, anzi, in molti casi lo ostacolano. Le consiglierei di rivolgersi con suo marito al consultorio familiare dalla sua zona per fare un colloquio, in modo da rassicurarsi e rilassarsi. Tanti auguri per il suo progetto! Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Littlethealp--------
D: Ciao... Dunque, è difficile. Non so da che parte iniziare. Eh, allora, è iniziato tutto quando avevo dieci anni. Un ragazzino di 13 ha iniziato ad abusare sessualmente di me. Una persona che ancora oggi sono costretta a vedere tutti i giorni. Insomma, non ricordo come iniziò. Lui poi mi faceva dei regali, che io accettavo, anzi, poi dopo un pò ho iniziato a pretenderli. All'inizio Io non volevo non fare quello che lui mi chiedeva perché avevo paura di ferire i suoi sentimenti, anche se mi faceva schifo masturbarlo... tante volte gli chiedevo di farmi coprire la mano con qualcosa... ancora oggi mi chiedo perché. Ma poi può essere che ci sia stato opportunismo da parte mia? Perché ho iniziato a pretendere quei regali? Lui mi toccava comunque, ok... ma se non avessi accettato quella robaccia, forse non starei così... Mi fa male. Dopo poco che questa cosa iniziò, io diventai anoressica... i miei genitori mi fecero vedere da una psicologa che disse che il mio era solo un problema di gelosia nei confronti del fratellino appena nato... Io le volevo dire la verità, a quella donna, ma la prima cosa che mi chiese fu "è perché mamma e papà guardano di più Davide?"... io dissi di si, ovvio, era difficile, mi vergognavo. Mi mandarono a Firenze dagli zii... lì mio zio iniziò a molestarmi. O almeno ci provò. Quando lui mi saltò addosso rimasi ferma... non riuscivo a muovermi, avevo tipo la mente ovattata... Tornai a casa, dopo un paio di mesi, e quella persona riprese a molestarmi per davvero... mi toccava, cercava di masturbarmi, voleva che io lo ricambiassi...Questo per tre anni. A sedici anni sono caduta in depressione e ho passato più di sei mesi in un letto... Ora sono passati altri anni... però, adesso, questa cosa mi pesa di più. Prima non ci pensavo. Ma da che ho provato a fare "sesso" con un ragazzo mi sono accorta delle mie limitazioni... Si, ci sono stata a letto, ma non riuscivo a farmi toccare da lui, gli spostavo le mani, volevo essere toccata, ma non riuscivo... Perché? Ora penso al suicidio tutti i giorni... vorrei farla finita. Non sono più io. Voglio sballare, cerco l'alcool, cerco le droghe "leggere"... farmaci... ho rubato dei farmaci ai miei genitori per riuscire a liberarmi da quei pensieri... Perché ora e non prima? Perché nessuno si è mai accorto di nulla? Perché voglio così tanto morire? Perché lui si comporta come se non fosse successo nulla? Scusatemi in anticipo per la lettera traballante... ma non ce la faccio più. Vorrei davvero morire. Littlethealp
R: Cara Littlethealp, il problema che lei mi espone è molto delicato e complicato. Con tutto quello che ha patito ci credo che lei si senta malissimo! Le consiglierei di rivolgersi ad uno specialista in psicoterapia. Capisco il suo dolore, la sua confusione e i suoi sensi di colpa. Questo tipo di esperienze generano moltissimi sensi di colpa perché si viene coinvolti in attività di per sé piacevoli che incuriosiscono e che attraggono ma che contengono in sé una fortissima dose di violenza e prevaricazione. Tutto questo mix genera fortissimi conflitti nella persona vittima dell'abuso. Per un adulto sarebbero situazioni estremamente difficili, per un bambino sono cose impensabili, diventano impossibili da rielaborare. Il fatto che ora si siano ripresentati questi pensieri è dovuto al fatto che lei non ha mai superato quello che le è successo e dimenticare non servirebbe a nulla. Chieda aiuto e parli di quello che le è successo perché da sola è impossibile che riesca a rielaborare le esperienze dolorosissime e inquietanti che ha avuto. Non si disperi, riuscirà a venirne a capo. Auguri. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Laila--------
D: Gentilissime Dottoresse. Ho 23 anni e soffro di ansia da vari anni. I miei disturbi compaiono e scompaiono periodicamente e si manifestano ogni volta in modo differente. Ho sofferto di attacchi di panico alcuni anni fa, sono stata in cura da uno psichiatra che mi ha aiutato moltissimo soprattutto con un supporto farmacologico a base si xanax e seropram. In questo ultimo anno sono riuscita a sospendere lo xanax e sono riuscita a laurearmi. E' bastata la perdita di un amico in un incidente stradale il mese scorso per risvegliare i sintomi. Da un mese a questa parte soffro di depersonalizzazione, mi sento completamente estranea a me stessa, ho la sensazione di vivere in un mondo irreale, temo di perdere il controllo di me, sono ossessionata da domande esistenziali che non mi danno tregua e ho continuamente paura che certe disgrazie possano abbattersi sulle persone a me care..Mi sento molto affaticata,anche perché sto cercando il più possibile di condurre una vita normale, mi sono iscritta alla laurea specialistica e lavoro saltuariamente ma mi sento affaticata perché il mio stato d'animo è turbato. Ho una grande paura di non riuscire mai più a liberarmi da questi disagi e da queste sensazioni. Per quanto lotto e reagisco ho paura di soffrire per sempre a causa della mia sensibilità. Il fatto di ricominciare ad assumere ansiolitici è stata per me una sconfitta. Le chiedo gentilmente un consiglio sul mio caso, devo sentirmi anormale e malata o se lotto con forza tutto questo passerà? Grazie per l'ascolto! Laila
R: Cara Laila, il ricorso al farmaco è una buona cosa se è accompagnato ed integrato da una psicoterapia. Il farmaco cura i sintomi ma non modifica il modo in cui gestiamo le nostre emozioni o il modo in cui reagiamo agli eventi difficili e dolorosi della nostra vita. Infatti, come lei ha ben visto, una volta sospeso il farmaco i sintomi simili a quelli che aveva prima (ansia, sensazione di perdita di controllo, estraneità, angoscia) si sono ripresentati in occasione di un evento doloroso e traumatico. Non credo che lei sia anormale o malata, di sicuro non sta bene e soffre. Credo che dovrebbe chiedere aiuto per uscire da questa situazione che la carica di ansia e di paura, perché da sola non ci sta riuscendo. La psicoterapia è il trattamento elettivo per i disturbi che lei ha descritto. Cerchi un bravo psicologo psicoterapeuta nella sua zona. Saluti. Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Lulu--------
D: Buongiorno, ho 35 anni sono stata fidanzata per 7 anni (con interruzione di quasi 1 anno durante il quale ci siamo comunque visti ) e poi ci siamo sposati (2 anni) durante i quali siamo stati bene tranne che dal punto di vista sessuale, che col tempo ha creato anche altri problemi, mancanza di dialogo, apatia e mancanza di voglia di fare le cose insieme. Nel sesso a me mancava il desiderio credo perché con lui l'intesa non c'era e il parlare di quello che io avrei voluto ha creato un blocco perché lui si sentiva "sotto esame" e io bloccata nella voglia fino ad arrivare a non avere più rapporti (nel matrimonio solo uno). Ora ci siamo separati, decisione presa da me anche perché frequento una persona (molto più grande di me) con la quale sto benissimo in tutto e con cui inizio a fare progetti, ma nonostante ciò continuo a pensare a mio marito, mi manca e piango perché non capisco come mai con lui io non sia riuscita ad avere rapporti normali anche se sia caratterialmente che fisicamente mi piace molto..Non mi capisco..e questo mi crea agitazione e tristezza, non so se ho fatto la scelta giusta e non vorrei pentirmi, ma se ripenso razionalmente mi rispondo di sì perché era troppo tempo che la situazione era in stallo e ci stavamo allontanando sempre di più..Cosa devo fare? Lulu
R: Cara Lulu,non mi ha fornito abbastanza elementi per darle una risposta esauriente, forse perché è molto confusa. Credo che le converrebbe chiedere una breve consulenza ad uno psicologo per chiarirsi un pò le idee e riacquistare serenità. Saluti Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Davide--------
D: Salve. E' da un bel pò che sono in crisi, il problema è che credo di essere gay, mi eccito nel vedere uomini nudi, ma nel frattempo desidero un futuro con una donna,avere dei bimbi...e questo non mi fa capire che orientamento io sono..io voglio essere etero ma mi eccito con gli uomini come lo spiega questo? Dimenticavo di dirle che non ho mai avuto rapporti sessuali nè con il sesso femminile nè maschile. grazie mille
R: Caro Davide, credo che lei sappia la risposta alla sua domanda ma che questa non le piaccia. Dovrebbe fare esperienza per capire qual è il suo orientamento sessuale e per convincersene. Mi rendo conto che non sia facile affrontare la possibilità di essere omosessuale, soprattutto perchè convenzionalmente viene considerato normale avere una moglie e dei figli e “non normale” avere un compagno dello stesso sesso. Io invece, credo che sia contro natura sforzarsi di essere quello che non si è e condannarsi ad una vita di insoddisfazioni e di dolore, piuttosto che accettarsi e vivere in modo armonico e felice. Il momento di crisi che lei sta affrontando mette in discussione la sua identità e per questo è doloroso e difficile. Veda se riesce da solo a venirne a capo o se è il caso di rivolgersi ad uno psicologo per farsi aiutare. Le auguro una vita felice piena di soddisfazioni. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Liuba--------
D: Ciao e grazie intanto. Il mio problema riguarda la mia pelle. Solitamente tutti(o meglio i pochissimi con cui ho parlato) tendono a sminuirlo, dicendo che sono mie paranoie ma per me è una questione seria e sta diventando quasi un'ossessione. Pensavo il mio problema fosse semplicemente dell'acne legata al momento dello sviluppo. Poi mi è stata diagnosticata una dermatite causata da stress. Il problema è che se io lasciassi fare il suo corso alla cosa, non sarebbe poi neanche così visibile. il fatto è che io non riesco a lasciar stare la mia faccia: la gratto, schiaccio e m procuro delle lesioni anche dove non dovrebbe esserci niente. Obiettivamente mi rendo conto che sia sbagliato, inutile e stupido ma non riesco a fermarmi. mi dà anche fastidio dire che non riesco. A questo punto quello che mi viene da pensare è che ci sia una carenza di stima ma oggettivamente non ne trovo la ragione: ho dei buoni rapporti con tutti, incomprensioni familiari che trovo normali, un ragazzo, mi tengo impegnata in tante attività, fra cui il teatro, e frequento l'università con buoni risultati. Io vorrei poi capire se non sto sfiorando l'autolesionismo.per cercare di far sparire le imperfezioni le buco con un ago. Non ho l'intenzione esplicita di farmi del male (sarà anche che ho una soglia del dolore abbastanza alta e di conseguenza il male non mi spaventa nè tocca più di tanto) ma di fare male a loro, le imperfezioni, come se le considerassi entità a parte. Mettiamoci anche che ho la pelle molto chiara e delicata...insomma si vede tantissimo e io arrivo al punto di non uscire di casa perchè mi vergogno. e mi vergogno anche a parlarne. Scruto la pelle di tutti alla ricerca di persone nella mia stessa situazione così non mi sento sola. Quello che al momento desidererei è che passasse tutto. Poi però quando ho meno imperfezioni del solito è come se mi mancasse il mettermi lì ad esaminarmi, ecc. Che ne pensate?grazie mille liuba
R: Cara Liuba, mi vengono in mente due ipotesi. Forse la sua attività è una specie di antistress. Infatti, quando subiamo un trauma vengono rilasciate delle morfine endogene naturali che calmano il dolore e danno uno stato di rilassatezza. L'altra ipotesi che mi viene in mente è legata a quello che ha scritto. Lei vive le sue imperfezioni come una cosa che le è estranea. Puo' darsi che lei vi si accanisca contro proprio perchè sono imperfezioni, parti di lei non perfette. Esiste qualcuno che sia perfetto? Saluti, dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Anna--------
D: Salve,è la prima volta che mi rivolgo ad uno psicologo ma sn preoccupata per il mio stato mentale e per la mia famiglia. Ho avuto un infanzia normale anche se ho sofferto perchè mia madre spesso mi picchiava anche per stupidi sbagli che commettevo e non ricordo mai che i miei genitori sono stati affettuosi con me anche se sono sicura che mi vogliono bene. Da piccola ero un pò timida,questo forse anche dovuto al fatto che avevo paura della reazione di mia madre, ricordo che ne ero terrorizzata, nel frattempo è nato mio fratello e tutto è andato avanti senza problemi nella nostra famiglia, famiglia di lavoratori, nè ricchi nè poveri e gente umile. Quando mio fratello compie 5 anni ha un incidente un pò brutto...il televisore gli cade addosso e gli colpisce la tempia provocandogli una forte emorragia ma per fortuna tutto è andato bene e non ci sono state complicazioni.l'unica cosa che non è andata è che dopo questo avvenimento mia madre con il passare del tempo ha cominciato a viziare mio fratello perchè era rimasta molto terrorizzata da quello che era successo. Anche con il passare degli il bambino cresceva e anche se sbagliava non veniva mai sgridato, anzi l'unica ad essere trattata male ero io. Ma non è questo il problema,bensì un altro. Qra mio fratello ha 17anni e io sono seriamente preoccupata per lui.è un ragazzo un pò chiuso ha lasciato la scuola perchè troppo distratto dagli amici. Fuma sigarette e anche canne. In mezzo alle altre persone si comporta bene ma in famiglia se i miei genitori non fanno ciò che dice gli alza le mani addosso, quando si infuria spacca porte o roba varia. Io sono all'università e lavoro. Da quando mi sono accorta di questo grave problema sono ritornata a vivere con la mia famiglia (avevo preso casa in affitto per poter studiare) per cercare di instaurare un dialogo con mio fratello e cercare di capire i problemi che stanno dietro questo suo comportamento. Anche perchè tra noi due un dialogo prima non esisteva affatto. Ora si è creato e io cerco di stargli vicino nonostante a volta alza le mani addosso anche a me e vi posso assicurare che non riusciamo a fermarlo perchè diventa troppo nervoso. Un giorno sono stata costretta a far intervenire anche i carabinieri per cercare di placarlo e farlo spaventare. Ha un giro di amicizie pericolose e io ho davvero paura per lui e per noi....tra l'altro sono fuori corso all'università e voglio poter terminare e la mia storia di 8 anni con il mio ragazzo di cui ancora sono innamorata è finita. Insomma non so neanche descrivere come mi sento e non so cosa devo fare. Inoltre i miei genitori non si rendono conto dell'entità del problema di mio fratello e continuano ad assencondarlo perchè non sanno come fare e per farlo stare buono ogni cosa che gli chiede sono costretti a fare. Ma secondo voi è vita questa? spero in una vostra risposta...e pensare che volevo diventare psicologa... anna
R: Cara Anna, le chiedo di riflettere sui motivi per cui ha assunto un ruolo genitoriale con suo fratello. Da quello che scrive sembra che lei abbia i suoi problemi e il prendersi carico di suo fratello le è gravoso. Suo fratello sta attraversando un momento difficile legato alla sua età e sta mettendo in discussione la regola dei genitori per formarsene una propria. Di sicuro il fatto che i suoi genitori non gli diano regole, lo ostacola molto in questo suo compito. In piu', l'utilizzo di sostanze stupefacenti e la frequentazione di persone pericolose, insieme al fatto che si comporti in modo violento con voi, è molto preoccupante. Le consiglierei di dire ai suoi di convincerlo a rivolgersi ad uno psicologo per adolescenti o, se non riescono a portarcelo, di suggerire ai suoi genitori di chiedere una consulenza. Saluti, Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :a.delxxx 1984--------
D: Convivo da circa 2 anni con un uomo separato che ha una bambina di 4 anni; la bambina è affidata consensualmente ad entrambi i genitori.A gennaio è nato nostro figlio e da allora la bambina ha iniziato a manifestare gravi disagi. Si isola, fa i capricci per nulla, non mangia, ha iniziato ad avere un tic con le mani e con me non riesce più ad avere un rapporto di confidenza come era fino a qualche tempo fa. All'asilo però hanno detto che la bambina non è gelosa del fratellino in quanto ne parla tanto ma è stanca di vedere la gente litigare ed è molto confusa. Nonostante ci sforziamo di farla stare serena almeno quando è con noi la piccola sembra che abbia degli attimi in cui si isola e va in paranoia... inoltre quando deve andare dalla madre, non vuole andarci anzi inizia a tremare, a vomitare. Volevo inoltre far presente un'altro aspetto grave quale è della figura paterna: la bambina sembra che come punto di riferimento abbia solo i nonni paterni e col papà non riesca ad avere un rapporto...come possiamo fare per aiutarla? a.delxxx1984
R: Cara a.delxxx 1984, credo che uno psicologo dell'età evolutiva che prenda in carico la bimba, vi possa aiutare a gestire la relazione con lei. Tanti auguri. Dott.ssa F. Conti
-------- Domanda inviata da :Lilam--------
D: Sposata da 20 anni, ho avuto una relazione lesbica con un'amica per un anno e mezzo, si è poi conclusa 10 mesi fa dopo che lei ha trovato un'altra visto che io non volevo lasciare mio marito. Ho passato dopo l'abbandono tutte le fasi della dipendenza affettiva, dall'ossessione su di lei alla compulsione di cercarla continuamente perchè non accettavo l'abbandono. Ora sto un po' meglio, ma anche in questi ultimi giorni, dopo che l'ho incontrata con la sua nuova compagna con cui sembra andarle molto bene, mi è rimontata l'ossessione: la voglio, mi manca! Quando sono così entro in crisi anche con mio marito, anche se cerco di non comunicarglielo, ma se ne accorge. Con lui abbiamo qualche problema sessuale, la mia depressione incide anche su di lui, inoltre spesso è stanco dal lavoro. Lei non l'ho mai voluta davvero, non l'amavo, ma provavo un forte desiderio di fare esperienze con lei, di stare con lei, mi manca e non sopporto che sia felice con un'altra e mi tenga un po' a distanza, a meno che io non entri nella parte dell'amica solo amica, come vuole lei, togliendo la maggior parte della confidenza che avevamo. Soffro, l'altro giorno la mia crisi è partita dal fatto che non l'ho abbracciata quando ci siamo salutate, nonostante volessi farlo. Questo trattenimento dal desiderio del contatto fisico mi ha mandato nell'ossessione del 'la voglio ancora, non ce l'ho più'. Ma lei quando sente che sono nella 'solita crisi' si allontana, cambiando repentinamente discorso o sfuggendo proprio, non riesce ad aiutarmi nella mia sofferenza, non riesce ad accogliermi, anzi, abbiamo avuto problemi notevoli nei mesi scorsi in cui lei fuggiva da me perchè 'voleva star bene' e io mi trovavo sola e arrabbiatissima. Mio marito mi sta vicino, lui sa e mi regge nonostante tutto ciò, ma ho paura anche della crisi che mi monta con lui quando sono in questo stato, lo amo anche se ho delle insoddisfazioni. Questo vuoto che mi si è creato dopo l'abbandono della mia amica è difficile, mi centro su di lei e non sto in me, ho fatto corsi sulle dipendenze, girato, parlato, ma l'ossessione si seda un po', sembra passare e poi ci ricasco. Grazie lilam
R: Cara Lilam, lei mi sottopone un problema molto complesso al quale non posso dare sollievo con una semplice risposta. Di sicuro l'essere abbandonati o rifiutati è un'esperienza per tutti molto dolorosa che rievoca e riattualizza in noi gli abbandoni che abbiamo subito nella nostra vita e il dolore che abbiamo provato. Usare paroloni come dipendenza affettiva, compulsione ecc. non l'aiuta. Sono parole che non le servono a nulla in quanto non l'aiutano a comprendere il profondo dolore e il senso di vuoto che sta provando. Uno psicologo potrebbe aiutarla, se non riesce da sola. Saluti, dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Melaverde78--------
D: Buon pomeriggio, sono un ragazza di XXX di 30 anni. Da 4 vivo sola, dopo una abbastanza travagliata vicenda familiare i cui tratti principiali sono: una madre ansiosa, un padre energico (colonna portante della famiglia) un fratello con passati problemi di droga, definibile "tarato", incapace di condurre una vita normale che ha rubato in casa provocando disagi economici e guai di ogni tipo. Morale della storia la mia famiglia si è allontanata dal paese dove vivevamo per liberarsi dall'incubo di mio fratello e ora viviamo in tre posti differenti... Io vivo da sola in casa di proprietà, sono laureata, un lavoro sicuro, uno stipendio decente, molti amici, ho un aspetto fisico sopra la media, so fare mille cose ma mi sento come se avessi un nodo da sciogliere dentro e finchè non l'avrò sciolto non troverò mai e poi mai un compagno disposto a condividere con me niente. L'altro sesso a malapena si rapporta a me: sono la classica bella ragazza che nessuno vorrebbe accanto, ho un carattere spinoso, sbalzi di umore, sono pessimista e ho paura del futuro...a volte faccio pensieri di morte... Non sono sempre stata così, ma c'è stato un momento in cui tutto questo malessere ha preso il sopravvento e sono diventata una donna insicura fragile e facile preda di storie malsane con persone che si divertono a farmi stare male e a fare emergere tutti i miei lati peggiori.Sento che dentro di me c'è una luce forte che però è stata coperta da qualcosa che devo eliminare, poi tornerò a splendere.Da dove inizio?
R: Cara Melaverde78, mi sembra che lei abbia iniziato bene! Si è accorta di avere un problema, ma sa anche di avere delle risorse buone e sente che il malessere che le toglie vitalità è qualcosa che può eliminare. Il passo successivo che lei potrebbe fare è quello di guardarsi dentro, senza giudicarsi. Una psicoterapia la può aiutare. Cordialmente Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Evane--------
D: Una domanda? Ne avrei troppe.non riuscirei mai a riassumerle in una sola. Io so solo che ho 22 anni e la mia vita fa schifo.Non sono in crisi adolescenziale anche se spererei fosse davvero così. Non ho abbstanza soldi per un consulto in uno studio privato e forse nemmeno il tempo, ma ho bisogno di aiuto, mi sto spegnendo. e insieme a me se ne stanno andando i valori che i miei genitori mi hanno insegnato, il mio carattere dolce sta diventando malinconico e basta, e i miei sogni sono sempre meno raggiungibili. Non c'entra l'amore e nemmeno la salute. Qui potrei parlare solo di rabbia di urla e di tanti pianti. Non è giusto, non so cosa fare. Potrei mandarle un papiro sulla mia vita ma ho sempre paura che a nessuno interessi davvero quello che dico io. Chiedo solo un pò di ascolto e qualche consiglio. Per favore.Un bacio. Evane
R: Cara Evane, come si fa a rispondere ad una domanda che non viene posta? Lei è talmente convinta che non sarà ascoltata da non esporre il suo problema. Leggo solo che sta molto male ed è confusa. Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Vichy--------
D: Non so come esporvi il mio caso, ma è una ferita che non riesco più a portarmi dentro... All'età di 16 anni e mezzo mi sono innamorata perdutamente di un ragazzo che ne ha 8 in più di me...Dopo qualche scambio di opinione e un minimo di conoscenza lui mi ha obbligata a fare del sesso orale contro la mia volontà. All'epoca non sapevo ancora cosa fosse il sesso, l'erezione e tutti gli annessi e connessi...So che ne ero innamorata e volevo vederlo, ma mi ritrovavo a fare cose che mi davano immensamente fastidio...Un giorno si è stancato di me...E dopo essere stata molto male (mi pregò di non rivelare nulla a nessuno perchè avrebbe perso il lavoro) mi ripresi...Tempo dopo volle avere una storia seria con me, non so se per mettersi la coscienza a posto o perchè fosse davvero innamorato...Mi ha lasciata di nuovo sei mesi fa...Sto malissimo...Sento di essere stata trattata come una prostituta...Vi prego, aiutatemi
R: Cara Vichy, di sicuro il suo ragazzo si è comportato molto male con lei costringendola ad avere rapporti sessuali con lui. Il sesso non è un fare qualsiasi e non è un'attività fisica: coinvolge la persona nella sua totalità, emozioni, mente e corpo. Deve essere pensato, deciso e voluto da entrambi. I ragazzi giovani non sanno quali sono le conseguenze di questo atto e spesso lo fanno con leggerezza. A volte lo si fa per fingere di essere adulti quando non lo si è o per essere voluti dall'altro. Credo che a lei abbia giocato a fare l'adulta per non essere rifiutata e che ora senta di essere stata usata e si senta in colpa. Si chieda perchè ha di nuovo accettato di stare con questo ragazzo che l'aveva costretta a fare qualcosa che lei non voleva. Cordialmente, Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Ellison--------
D: Buongiorno, mi chiamo Ellison, ho 27 anni e vorrei chiedere un consiglio. Sono fidanzata da 10 anni con un ragazzo stupendo che amo tanto, ci siamo messi insieme che io avevo solo 15 anni e siamo stati insieme per 4 anni, fino a quando, dopo la gita di classe all'estero, ho deciso che volevo tornare ad essere single, volevo ritrovare un pò di spazio con i miei amici e magari fare nuove esperienze. Ho avuto un flirt con un ragazzo e mi sono divertita con i miei amici ma, dopo quasi un anno, ho capito che mi mancava troppo quello che avevo con il mio ex, e allora, visto che anche a lui mancavo molto, ci siamo rimessi insieme. Da quel giorno sono passati altri stupendi 7 anni, io con lui sto benissimo, c'è un enorme sintonia tra di noi, e ci amiamo tanto. Abbiamo in progetto di comprare una casa e di andare a vivere insieme. Di tanto, in tanto però mi capita di provare attrazione fisica per qualche altro ragazzo, magari amici stretti. E allora è lì che mi stranisco: perchè se amo tanto il mio ragazzo, che tra le altre cose è anche un bellissimo ragazzo , mi capita di provare attrazione anche x altri? Forse perchè ho fatto l'amore solo con lui fino ad ora? e quindi fisicamente non ho avuto altri rapporti...? Addirittura mi è capitato l'altro giorno, che un mio amico del liceo, con cui da sempre ho un grande affiatamento, e so che gli piaccio da quando stavamo a scuola insieme, mi ha proposto di vederci, forse ha intuito che mi attrae fisicamente, e allora mi ha fatto capire che se ci volessimo vedere lui sarebbe contento, e poi non ne farebbe parola con nessuno! Mi sono davvero stranita, e gli ho risposto che amo il mio ragazzo e non voglio rovinare la mia storia con lui! Non potrei mai tradirlo, lo rispetto troppo x fargli questa carognata! Però mi sento come se in un certo senso avessi tradito il mio ragazzo, forse perchè tengo dentro di me questo segreto, questa proposta che mi è stata fatta e di cui lui non sa niente. La domanda è: può succedere di amare il proprio compagno, di stare bene con lui, anche fisicamente ma di desiderare a volte di avere rapporti con altri ragazzi?con cui c'è feeling e attrazione fisica?Sognare di farci l'amore...oddio, è capitato al max 3 volte nell'arco di un anno...però quando succede mi stranisco e allora mi faccio mille problemi. Da una parte vorrei avere altre esperienze fisiche con altri ragazzi, ma dall'altra non ne vedo il motivo: ho già trovato il ragazzo che fa x me, con cui sto benissimo e che amo, perchè rovinare tutto? Si sa che nella vita si può essere attratti dal proprio collega di lavoro, dal vicino, ma non è detto che allora si debba rischiare di perdere tutto quello che si è costruito con gli anni insieme alla persona che ti sta accanto! Spero mi rispondiate presto... Grazie Ellison
R: Cara Ellison, la risposta è sì. Si può avere attrazione per altri anche se si è innamorati, si possono fare pensieri e fantasie. E soprattutto, si può scegliere. Si può scegliere di stare con una persona e di non tradirla oppure si può scegliere di tradirla, affrontando tutte le conseguenze del caso! Sicuramente lei è curiosa di fare esperienze e ciò è normale. A lei la scelta! Saluti, Dott.ssa Francesca Conti
-------- Domanda inviata da :Foglia--------
D: Buongiorno, ho problemi di profonda insicurezza, fin da piccola sono stata considerata un problema e un tormento, e questo mi ha provocato una grossa paura a reagire e a prendere le decisioni di petto perche penso sempre che sono una nullità e mi porta a mangiare molto come se volessi riempire qualcosa che non so. Sono laureata in ingegneria ma ai miei genitori ancora non va bene. Sto con un uomo più grande di me che non fa altro che dirmi di essere bello e apprezzato dalle altre donne e a me fa sentire una bruttarella di cui si accontenta. Ogni nostra discussione finisce sempre con il dire che è bellisssimo e che molte lo corteggiano. Io non ho il coraggio di lasciarlo come faccio? Troppi problemi vero? Grazie enormemente ma non sapevo con chi parlare. Grazie buon proseguimento.
R: Cara Foglia, i problemi di cui mi parla non sono troppi, in realtà. Ne ha uno che la fa molto soffrire in diverse aree della sua vita che è la mancanza di amore di sé. Lei si considera un tormento ed un problema o una nullità, così come sentiva di essere trattata da piccola e cerca una disconferma a questa idea negli altri, laureandosi in Ingegneria per piacere finalmente ai suoi genitori o sperando che il suo compagno la apprezzi e le dica che lei non è una nullità. Credo che lei dovrebbe partire da se stessa cercando di conoscersi, accettarsi ed amarsi per quello che è. La psicoterapia può aiutarla. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Elisa--------
D: Sono alla mia prima gravidanza e stamane ho effettuato tutti gli esami del sangue di routine necessari. Anche se son consapevole di essere sana, dopo che mio padre è deceduto 10 anni fa, ho una paura matta sempre di avere qualcosa di grave, e stavolta dell'esame della hiv, ma so di essere sana. Gli esiti li avrò questo giovedì 25 settembre, ma come posso in questi 2 giorni rimanere calma e far smettere questa forte paura che mi rovina la vita quotidiana? Specialmente che ora con la gravidanza dovrei essere molto tranquilla. La prego mi faccia sapere. Grazie per l'aiuto. Elisa
R: Cara Elisa, non ho la bacchetta magica e non posso fare sparire un problema che lei ha da almeno 10 anni! Di sicuro, portare avanti una gravidanza per la prima volta è una cosa che desta preoccupazione: non si sa a cosa si va incontro sia dal punto di vista fisico che emotivo e comporta grandi cambiamenti. Non è l'esame dell'hiv in sé che le crea problemi ma il modo in cui gestisce le sue emozioni. La paura delle malattie è come una maschera dietro la quale si cela altro. La psicoterapia aiuta le persone a conoscere se stesse e le proprie emozioni ed è uno strumento che permette di vivere con serenità. Lei non si capisce, non riesce a dialogare con se stessa. E' questo il suo problema, non l'esame del sangue. Tanti auguri! Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Moskina--------
D: Salve,sono una 51enne, sposata felicemente, da 32 anni, tre splendidi figli grandi (31 femmina 26 maschio 22 femmina) una vita serena, nonostante gli alti e bassi di tutti. I ragazzi vivono ancora con noi, con gioia, hanno la loro autonomia,e stare insieme, è motivo d'arricchimento per tutti noi. Il motivo del mio malessere è forse poco comune. In breve:mia figlia,la minore"D"ha avuto una bellissima storia d'amore, durata 3 anni. Il ragazzo, frequentava casa nostra e avevamo instaurato un rapporto di grande affetto e confidenza, per me, era come avere un altro figlio. Un anno fa,la storia, per vari motivi, finisce, ma, loro sono ancora innamorati, continuano a vedersi, a torturarsi, litigare, piangere, recriminare, però ad amarsi, a non poter fare a meno l'uno dell'altra. E'lui il più diffidente non riesce ad accettare il fatto che lei, durante le loro pause cioè, nei periodi in cui si erano lasciati, ha avuto altre storielle. Lui, pur avendoci provato, non ce l'ha fatta, perchè( detto a me personalmente) c'ha solo lei in testa. Comunque, qualche tempo fa, lei s'è innamorata di un altro e, molto correttamente, glielo ha detto, chiudendo la storia. Lui, ha reagito con molta maturità, pur soffrendo molto perchè ha sempre sperato che la loro storia riprendesse appieno, e amandola ancora tantissimo, la capisce e spera che sia felice con il nuovo ragazzo. Il problema è questo: io sto male, anch'io ho sempre sperato che si rimettessero insieme, la mia parte razionale capisce che è giusto che mia figlia viva la sua vita come più le aggrada, ma,dentro me, non mi va giù perchè questo ragazzo è unico è un grande quello nuovo non lo conosco, ma non può essere come lui. Alle volte ce l'ho con mia figlia. Sto zitta, ma mi fa incavolare, e mi sento una scema ma sto veramente male, piango di continuo (in solitudine) pensando a quanto lui ora sta male (abbiamo deciso di non sentirci più anche noi,e sono certa che è bene così)...Ringrazio chi potrà darmi qualche dritta per uscire da questo empasse.
R: Cara Moskina, da quello che dice sembrerebbe lei quella che è stata lasciata: il ragazzo è l'unico, il migliore e non se ne trovano piu' come lui, piange perchè le manca e le dispiace che lui stia male e ha deciso di non sentirlo più. La mia ipotesi è che lei sia stata talmente tanto coinvolta nella relazione di sua figlia con il ragazzo da essersi identificata con lui o comunque che questa situazione le stia facendo rivivere dei momenti in cui si è sentita abbandonata. Questo, oltre al dolore di aver forse perso una persona con cui aveva un rapporto affettivo e di confidenza. Spero di esserle stata d'aiuto. Dott.ssa Francesca Conti.
-------- Domanda inviata da :Luna--------
D: Salve, non riesco a liberarmi delle mie tante paure. Ho paura del sangue, della folla, di tutto ciò che di negativo può succedere e spesso svengo per questi motivi dovunque mi trovi. Non so davvero cosa fare. Vorrei tanto uscire spensierata come tutti senza preoccuparmi di ciò che potrà succedere e svenire all'istante. Desidero essere spensierata come prima, ma non ci riesco. Ho avuto un'infanzia bellissima, piena d'affetto e d'amore. Poi a causa di problemi economici e familiari la mia vita è cambiata. Non so il fallimento di mio padre, l'abbandono e l'odio dei suoi fratelli, le discussioni in famiglia che mi hanno tormentato per 8 anni abbiano contribuito in me a far crescere le paure. Quello che so è che ora voglio liberarmene per tornare a vivere in pace con me e con gli altri. Grazie luna
R: Cara Luna, quello di cui lei mi parla è un problema impossibile da risolvere da soli che provoca molta sofferenza e porta ad un graduale peggioramento della qualità di vita della persona. E' come se si instaurasse un circolo vizioso in cui la paura prende il sopravvento su tutto e diventasse paura di aver paura. Le consiglio di iniziare una psicoterapia, di sicuro avra' buoni risultati. Dottoressa Francesca Conti
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