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RISORSE UMANE IN AZIENDA: QUALE GESTIONE?

Indice

Quale Psicologia per l’Azienda?
Segnali
Il Lavoro e lo Stress
La Storia di Carla
Promuovere i valori umani in Azienda

Quale Psicologia per l’Azienda?

Argomentare sulla necessità sempre più pressante di dare ai cittadini una risposta di qualità ai bisogni di benessere psicologico è, per uno Psicoterapeuta, cosa di tutti i giorni e, per di più, nei fatti ormai di tutti i giorni.

Fatti di cronaca più o meno cruenti, esperienze personali nella cerchia delle frequentazioni quotidiane, letterature ormai smisurate sui più diversi aspetti del disagio psicologico dei nostri tempi possono addirittura rendere questa osservazione ovvia.

Peraltro, proprio l’enfasi mediatica su tale disagio può paradossalmente costituire il principale ostacolo al solo pensare di poter scrivere ancora a riguardo qualcosa che non sia già stato detto o scritto.

Come direbbe J.Hillman, citando il titolo di un suo famoso testo, “Cento anni di Psicoterapia e il Mondo va sempre peggio”. Ma spostando il campo di osservazione dal privato al mondo del lavoro, allora ci accorgiamo di una rinascita di interesse per l’applicazione del sapere psicologico a quella fetta della nostra giornata spesso divenuta, ormai, se non la più importante quella che ci occupa per la maggiorparte del tempo. Qui molto rimane o è addirittura tutto da fare.


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Segnali

La Repubblica Italiana si è data leggi, ad integrazione di tutta una serie di precedenti decreti e norme, a tutela della Sicurezza ed Igiene dei Lavoratori sui Luoghi di Lavoro; e laddove si danno definizioni si fa esplicito riferimento al fatto che, in tema di idoneità al lavoro, l’idoneità sia da intendersi tale in quanto PSICO-FISICA.

Molto ci sarebbe da dire sul mutamento culturale che una tale definizione implica e che ancora solo alcuni strati della nostra società hanno compreso; ma l’argomento esula dal tema di questo articolo. Peraltro, da tutt’altra direzione, ci giungono segnali dello stesso tipo che avvallano ulteriormente tale mutamento in essere.

La Certificazione di Qualità, ad esempio; è un fenomeno che da alcuni anni è divenuto pressoché regola per ogni Azienda che all’interno della propria mission annoveri l’eccellenza come insostituibile ragion d’essere.

Ebbene, la versione 2000 delle ormai note UNI EN ISO 9000 prevede, al requisito 6.2, la Gestione delle Risorse Umane. Ogni Azienda che voglia certificarsi secondo queste norme, cioè, deve dare evidenza di riservare parte delle sue energie ed attività ad una Gestione effettiva delle Risorse Umane che le consentono di realizzare la propria mission, di raggiungere gli obiettivi che ogni azienda individua come momenti di realizzazione della mission medesima.

Gli uomini, le donne che impegnano parte del loro tempo a servizio dell’Azienda divengono fulcro di questo processo.

Infine le Parti Sociali; nel 2001 B.Cossero e D.Ranieri pubblicano un testo nel quale almeno due interi capitoli sono dedicati allo stesso argomento. In particolare si occupano dei “Rischi Organizzativi” e del “Benessere fisico e psichico sul posto di lavoro”.

Si dirà che non vi è nulla di nuovo in ciò; l’accordo con tale obiezione termina laddove si osservi che gli autori sono due Sindacalisti.

Questo per dire che anche l’immagine mediatica iperideologizzata delle Parti Sociali sempre pronte a issare bandiere e ostruire barricate appare oggi un poco anacronistica. Esistono mutamenti anche a questo livello che cercano di dare più spazio alla dimensione ed ai valori umani del lavoro.



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Il Lavoro e lo Stress

Da alcuni anni integro la competenza di Psicoterapeuta con l’esperienza che, grazie ad incarichi legati al mondo del Lavoro, ho maturato occupandomi dello Stress sul Luogo di Lavoro.

Mi sono occupato di Orientamento Scolastico e ora sto portando avanti un progetto sul monitoraggio del Burn Out per un’Organizzazione di rilevanza nazionale. Burn Out è un termine inglese che, letteralmente significando “bruciato”, “cotto”, ha assunto il ruolo di definizione che indica una diffusa condizione di esaurimento emotivo, depersonalizzazione, demotivazione e scarsa realizzazione personale tra le Risorse Umane aziendali.

Ed è proprio grazie a tale esperienza che mi sto convincendo della sensatezza dei segnali di cui sopra; una recente relazione della Comunità Europea segnalava lo stress legato al lavoro come principale causa, se non esclusiva, di diffusissimi e costosissimi fenomeni aziendali; assenteismo, malattie professionali, turn-over per non citarne che alcuni, capaci di generare la perdita di milioni di giornate di lavoro.

Negli Stati Uniti il fenomeno è noto da anni ed il numero di Consulenti impegnati nel sostenere le aziende nella prevenzione di questo fenomeno è largamente consolidato. In Italia la situazione è sicuramente peggiore e solo da qualche tempo, come segnalato, i primi ed eclatanti sintomi di questo fenomeno hanno spinto Enti come INAIL a riservare diverse pagine WEB sul Burn Out all’interno del proprio sito.

Ma il ritardo, per certi versi ormai endemico rispetto agli stati Uniti, riguardo a certi fenomeni rischia di far sottovalutare un processo strisciante, misconosciuto e pernicioso in grado, spesso, di minare alle basi la convivenza e la cooperazione all’interno di un’Organizzazione produttiva.

Ed è spesso sul tema “valori” che nascono, crescono e prosperano i successi ed i fallimenti di un’Azienda; talvolta a causa di una mancata dichiarazione dei principi guida da parte del Management, talaltra perché le Risorse Umane non riconoscono e non sanno riconoscere la presenza, sul luogo di lavoro, di valori il cui rispetto è per esse fondamentale, finanche più importante del riscontro economico al loro impegno.

Più spesso a causa di una vita Organizzativa centrata ancora su moduli Ottocenteschi di pura rivendicazione ideologica, qualche volta per mero disinteresse o ignoranza di entrambe le parti in conflitto.


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La Storia di Carla

Carla, così la chiameremo, era un’importante Tecnico Commerciale all’interno di un’importante Azienda Italiana di design, con sedi sia in Romagna che in Lombardia. Nell’ultimo anno di lavoro, quando la incontro a un corso su “La Ricerca del Talento”, ha completato un budget pari a un 1,2 miliardi di vecchie lire; per la sua mole di contatti e la qualità che riserva al lavoro non è neppure il massimo ma è in linea con le più rosee attese.

Eppure è sul punto di cambiare lavoro e cerca una risposta a questa sua esigenza; un’esigenza nata sul luogo di lavoro. Luogo che descrive come inutilmente e oppressivamente competitivo, con un Management ed una Direzione completamente disattenti a tutto quanto non sia meramente contabilizzabile.

In un colloquio mi riferisce che il Titolare le ha esplicitamente dichiarato che ritiene l’Azienda degna di tale nome solo se rimanere al suo interno sia una specie di gara ad ostacoli per tutte le Risorse Umane che vi lavorano.

Ovvio che i colleghi di Carla si lamentino ma che, subodorando questo principio, resistano ad un confronto aperto. Farlo significherebbe con ogni probabilità la perdita del posto.

Ma Carla sente un disagio crescente; da anni sviluppa una passione per la fotografia e si sta decidendo al grande salto; far divenire la passione un lavoro più vicino ai propri valori ed interessi.

Si accorda per una buonuscita, previo la formazione del Commerciale subentrante. Il suo nuovo lavoro, dopo le prime difficoltà, si assesta e le comincia a garantire soddisfazione e remunerazione. Viaggia, fotografa, scrive e vende il suo materiale; qualcosa che non riusciva, alcuni anni fa, nemmeno ad immaginare.


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Promuovere i valori umani in Azienda

Recentemente ci siamo risentiti telefonicamente; indaffarata ed entusiasta come sempre mi riferisce gli sviluppi della sua ex-azienda. La sede lombarda ha chiuso perché alla chetichella quasi tutti gli addetti hanno preferito licenziarsi.

Il nuovo Tecnico Commerciale non sembra pari alle attese, il fatturato latita e le lamentele continuano. Carla mi dice che il Direttore le ha proposto, ora con suo comodo, di ripensare alla decisone presa e di ritornare a lavorare per l’Azienda.

Inutile concludere dicendo che Carla non farà questo passo né ora né in un prossimo futuro e, semmai, questa telefonata è stata la goccia che ha fatto definitivamente traboccare il vaso.

Piani di carriera, ferie, remunerazione, livelli di occupazione, redditività..e potremmo continuare. In questo modo, con questo vocabolario siamo ormai abituati a sentir parlare della Gestione delle Risorse Umane.

Eppure sono uomini e donne che lavorano per le Aziende; gli uomini e le donne lavorano anche e soprattutto con adeguato impegno se nella loro percezione è viva l’impressione che i valori per i quali si battono nella vita possono trovare almeno un parziale riscontro anche sul luogo di lavoro e resistono anche col Burn Out alla robotizzazione del lavoro, alla burocratizzazione inutile, alla chiusura comunicativa, all’impossibilità di autodeterminarsi e di essere, per quanto possibile, autonomi nella gestione della propria vita lavorativa. Ignorare questo sarà sempre più il marchio distintivo di una vita Aziendale votata solo alla sopravvivenza fino all’alba del giorno successivo.

L’Azienda che prospererà, gestirà le proprie Risorse Umane ritenendole realmente fonte di successo.


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Dott. Mario Bianchini
Sono uno Psicoterapeuta e mi sono formato presso l’Istituto RIZA di Milano soprattutto all’approccio psicosomatico.
Mi sono Laureato a Padova nel 1991.
Psicoterapia ad indirizzo Psicoanalitico di scuola junghiana
Training di Rilassamento secondo la Tecnica dell’Istituto RIZA (Distensione Immaginativa)
Consulenze Psicologiche per singoli e coppie
Consulenza Psicologica finalizzata alla Psicodiagnosi con l’utilizzazione di reattivi Psicologici.
Ricevo su appuntamento presso il mio studio di Via Bissolati 16, Rimini.

Foto fiori: Copyright Kjara
RISORSE UMANE IN AZIENDA: QUALE GESTIONE?